NUOVO STUDIO DELLA COMMISSIONE UE RIABILITA IL “GENOME EDITING”

NUOVO STUDIO DELLA COMMISSIONE UE RIABILITA IL “GENOME EDITING”

“Finalmente una posizione chiara e netta sulla distinzione tra nuove biotecnologie e Ogm, che aiuterà a raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo e della strategia Farm to Fork nell’interesse di tutti”. È il commento di Paolo De Castro, coordinatore S&D alla commissione Agricoltura del Parlamento europeo, alla notizia diffusa oggi dalla Commissione Ue di voler avviare un processo di consultazione finalizzato a un nuovo quadro giuridico per le biotecnologie agrarie. “I risultati dello studio diffuso dalla Commissione – conclude De Castro – saranno sottoposti presto all’attenzione dei co-legislatori dell’Unione – Consiglio e Parlamento – con l’auspicio di arrivare presto al superamento della vecchia legislazione.” Lo studio della UE ribalta le conclusioni della Corte di Giustizia Europea del luglio 2018, che equiparavano le varietà ottenute con le più innovative tecnologie di miglioramento genetico agli Ogm tradizionali. La sentenza vincolava, dunque, le nuove biotecnologie alla legislazione che norma gli Organismi geneticamente modificati. Dal punto di vista tecnico il genome editing non presuppone inserimento di Dna estraneo mediante geni provenienti da altre specie. Si opera, infatti, internamente al Dna della pianta, che rimane immutato e assicura la continuità delle caratteristiche dei nostri prodotti, garantendo anche l’aumento delle rese, insieme alla riduzione dell’impatto dei prodotti chimici e al risparmio di risorse idriche. Le nuove biotecnologie, premiate nel 2020 col Nobel della chimica, intervengono sul corredo genetico delle piante in maniera simile a quanto avviene in natura, ma con maggior precisione e rapidità. “Un ultimo aspetto, riguarda la gestione di queste innovazioni, interviene Dino Scanavino, Presidente di CIA Agricoltori. Non possiamo permetterci che il miglioramento genetico sia gestito solo da multinazionali lontane dalle esigenze reali del mondo agricolo. Dobbiamo, dunque, promuovere tutti gli strumenti che possano sviluppare nuove relazioni tra pubblico e privato e interazioni più strette tra mondo dell’impresa e mondo della ricerca”.

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