La Giornata nazionale dell’agricoltura, istituita dalla Legge 24 del 28 febbraio 2024 si celebra il 9 Novembre; il fine è quello di  valorizzare il ruolo dell’agricoltore nella tutela dell’ambiente e del territorio.
Con 97.160 operatori biologici (+137,18% dal 2004), di cui l’89% (87.042) è costituito da aziende agricole, l’Italia si colloca al primo posto in Europa come numero di agricoltori bio. Non solo: nel nostro Paese la superficie agricola coltivata senza sostanze chimiche ha raggiunto il 20%, il doppio della media europea.
Il biologico non è solo un metodo produttivo, ma una visione che mette l’agroecosistema al centro. I saperi degli agricoltori e delle comunità rurali sono la chiave per costruire sistemi alimentari sostenibili e resilienti basati sulla sovranità alimentare.
Le pratiche agronomiche naturali adottano, infatti, un approccio olistico che valorizza le specificità territoriali, integra varietà colturali, razze animali e insetti impollinatori, come le api, per accrescere la diversità degli ecosistemi locali. Richiedono competenze professionali più elevate rispetto all’agricoltura convenzionale, basata invece su metodi standardizzati.
In Italia, ricorda FrderBio, sempre più giovani e donne scelgono di tornare a coltivare la terra e di farlo in maniera sostenibile.
Una recente analisi pubblicata su Ecosystem Services mostra che l’agricoltura biologica rigenerativa (ROAg) ha un ruolo determinante per la salute del suolo: il 64% dei servizi ecosistemici valutati negli studi considerati ha registrato effetti positivi. I risultati della ricerca, che ha esaminato 24 indagini (dal 2008 al 2024), indicano aumenti medi del carbonio organico del suolo del 22% rispetto al convenzionale, del 28% nell’azoto totale e del 133% nel carbonio della biomassa microbica. Le evidenze rafforzano, dunque, il ruolo cruciale delle pratiche biologiche rigenerative per sistemi alimentari sostenibili e aziende agricole più resilienti.
Anche la qualità dell’acqua trae beneficio dall’adozione del biologico su larga scala poiché viene ridotto l’inquinamento da nutrienti. Lo studio pubblicato su Water ha confrontato aziende biologiche e convenzionali lungo cinque fiumi del bacino del Nemunas, analizzando 324 campioni di acque superficiali e 828 di acque sotterranee. Le concentrazioni di azoto e fosforo sono risultate nettamente inferiori in prossimità delle aziende biologiche, intermedie nelle acque superficiali e più elevate presso quelle convenzionali intensive. Per ridurre l’impatto ecologico dell’agricoltura, gli autori raccomandano di estendere il biologico fino al 25% della superficie agricola.
Se nell’agricoltura convenzionale l’obiettivo è nutrire la pianta puntando all’aumento immediato delle rese – sottolinea  Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio -, nel biologico l’obiettivo è nutrire la terra per mantenerne la fertilità e garantire una produzione stabile, in grado di rispondere alle esigenze del presente senza compromettere i bisogni delle generazioni future. 

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