In occasione della Giornata internazionale della disabilità che ricorre il 3 dicembre una analisi (Coldiretti su dati Welfare Index Pmi), fa emergere una realtà importante e non molto conosciuta.
Il “welfare rurale” è disciplinato da una precisa legge, la 141 del 2015 che norma, definisce e promuove l’agricoltura sociale come un aspetto della multifunzionalità delle imprese agricole, volta a sviluppare servizi sociali, sanitari, educativi e di inserimento lavorativo per soggetti svantaggiati.
Nelle campagne italiane ci sono 9000 fattorie sociali impegnate a sostenere le famiglie in difficoltà e le fasce più fragili della popolazione a partire dai disabili, che risultano anche al primo posto tra i servizi offerti dal “welfare contadino”, con iniziative che vanno dal reinserimento lavorativo alla pet therapy, dai percorsi di autonomia personale a contatto con la natura e gli animali ad esperienze di ristoranti sociali.
Infatti negli ultimi anni l’agricoltura sociale ha acquisito una valenza sempre crescente arrivando a garantire un valore di servizi sanitari ed educativi che ha superato il miliardo di euro.
All’interno di questo quadro per certi versi inaspettato, sono proprio i soggetti con disabilità al primo posto tra le categorie più seguite dalle esperienze di agricoltura sociali, davanti a minori in difficoltà e immigrati. Annualmente – ricorda Coldiretti – più di 50mila persone beneficiano di questi interventi promossi dagli agricoltori, che operano per elevare il loro benessere personale, aiutandoli ad acquisire competenze, spesso giornalmente, in azienda.
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