Si parla da anni nelle istituzioni nazionali e internazionali dei cosiddetti “servizi ecosistemici”, di come misurarli e assegnare loro un valore economico. In uno studio del 1997, aggiornato nel 2014, pilastro dell’economia ambientale, Robert Costanza e colleghi hanno stimato che il valore dei servizi ecosistemici superi di circa il doppio il PIL mondiale. Le stime più recenti lo attestano approssimativamente a 150 mila miliardi di dollari. Per l’Italia (Ecological Indicators), la stima è di 71,3 miliardi di euro. – Ma cosa sono?
I servizi ecosistemici sono i molteplici benefici che la natura offre (da sempre!) gratuitamente all’umanità, essenziali per la sopravvivenza, la qualità della vita e l’economia. Si dividono in quattro categorie principali, secondo il paradigma definito dal Millennium Ecosystem Assessment (2005): approvvigionamento (cibo, acqua), regolazione (clima, erosione), culturali (svago, estetica) e di supporto (formazione del suolo).
Lo studio pubblicato su Ecological Indicators ha evidenziato tra il 1990 e il 2000, alcune province italiane hanno perso fino al 7,5% della capacità di protezione dagli eventi dannosi e il 9,5% di assimilazione degli inquinanti. Secondo Ispra, la perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici viene attualmente riconosciuta come un fattore di rischio per la trasmissione di malattie batteriche, virali e parassitarie per l’uomo, il bestiame, le colture e le specie selvatiche di animali e vegetali.
- Quindi che fare?
Gli agricoltori, e quelli biologici ancor di più, producono cibo, ma anche aria, acqua e suolo puliti, contrasto al cambiamento climatico, biodiversità: in altre parole servizi ecosistemici, essenziali al Pianeta e ai cittadini. Per questo occorre incentivarne l’attività e riconoscere loro un contributo economico per questo lavoro di primaria importanza. Chi ha cominciato a farlo è NaturaSì, storica rete di negozi specializzati in prodotti bio e naturali, con 350 punti vendita in tutta Italia. - Come?
Rendendo evidente il compenso che viene riconosciuto agli agricoltori per la difesa della salute della Terra e delle persone. Si è cominciato da prodotti base, ad esempio dall’insalata: il costo di produzione, compreso di lavoro agricolo, costo colturale, imballaggio, controllo qualità, è di 1,33 euro al kg. NaturaSì paga al produttore 2 euro al chilo, un terzo in più (0,67 centesimi). Un contributo che riconosce, appunto, i servizi ecosistemici, a beneficio della collettività: acqua e aria pulite, suolo fertile, biodiversità, contrasto alla crisi climatica e molto altro.
È il risultato, o il seguito, della campagna “Il giusto prezzo del cibo per la salute dell’uomo e della Terra”, lanciata lo scorso anno sul tema del prezzo trasparente del cibo. “Alla trasparenza nella formazione dei prezzi alimentari dello scorso anno – spiega Fabio Brescacin, Presidente di NaturaSì – abbiamo aggiunto una declinazione del compenso che garantiamo all’agricoltore, distinguendo il prezzo pagato per il prodotto da quello pagato per i servizi ecosistemici, quali mantenimento della fertilità del suolo, rispetto della biodiversità, salute e tutela del paesaggio, per citarne alcuni”.
Oltre che sul prezzo dell’insalata, la campagna si concentra anche su quello dei finocchi. A fronte di un costo di produzione di 1,25 euro al kg, (compreso di lavoro agricolo, qualità, imballaggio) NaturaSì paga 1,80 euro al chilo; 55 centesimi in più come supporto all’agricoltore per la produzione dei servizi ecosistemici. “Sono valori che è bene conoscere – dice Brescacin – per capire che, acquistando un prodotto biodinamico o biologico, si investe non solo sul prodotto ma anche sulla propria salute e quella dell’ambiente. Allo stesso tempo è importante avere la consapevolezza che pagando un prezzo troppo basso, sarà qualcuno o qualcos’altro a farne le spese”. L’obiettivo principale della campagna è dunque quello di sensibilizzare i cittadini sul reale valore del cibo biologico mostrando come dietro ogni prodotto esista un insieme di servizi ecosistemici fondamentali per l’ambiente e la società tutta.
