Il deserto del Marocco si inerbisce (vedi foto)! La foto da “Copernicus” è eloquente. È una delle conseguenze dell’estremizzazione degli eventi atmosferici, dove un evento alluvionale segue ad un lungo periodo di siccità: è accaduto sul Marocco come sulla Libia, ma anche sulla spagnola Valencia e sull’italica Emilia-Romagna. Quindi mentre nei Paesi del bacino mediterraneo, tra cui l’Italia, la desertificazione minaccia i territori, il deserto “fiorisce”.

  • Vediamo i numeri per il nostro Paese.
    Sulla Sardegna sono caduti mm.235 di pioggia (252% in più della media); sulla Sicilia, mm.159  (+117%), ma sulle province sud-orientali (Messina, Catania e Siracusa) la media pluviometrica è stata di mm.219 (+198% sulla media) per l’apporto d’acqua del ciclone Harry. La provincia di Catanzaro, investita in pieno dall’uragano, è risultata la più piovosa d’Italia nello scorso mese (mm. 315), mentre complessivamente sulla Calabria si è registrato +112% nelle precipitazioni; a seguire c’è il Molise con +101% di pioggia (+162% sulla provincia di Isernia); la Campania è a +75%, la Basilicata a +49%, la Puglia a +45% con grandi differenze, però, tra le province settentrionali ed il Salento: se, infatti, sul Brindisino si segnala +99%, sul Leccese +69% e sul Tarantino +53% nelle piogge, la provincia di Foggia ha registrato solo +0,43%.
    Sull’Italia centrale, vanno segnalati il dato del Lazio, che con mm. 230 di pioggia (+165%) è stata la regione più piovosa (sulla Capitale, mm. 222 e +182%) e quello della provincia de L’Aquila in Abruzzo (mm. 208 e +199%).
  • Il dato nazionale è di mm. 101 di cumulata media con un surplus pari al 58%.
    La neve, che a Gennaio scarseggiava su Alpi ed Appennini (-32% in media), in Febbraio è tornata a cadere copiosa su diversi territori montani, registrando accumuli importanti anche su alcune delle principali cime delle due isole maggiori: nel Sud Sardegna, cm. 65 di manto nevoso e +646% nell’indice SWE-Snow Water Equivalent, mentre la riserva idrica nivale nel Catanese è +78% del consueto; il deficit di SWE a livello nazionale si è ridotto da -32% in Gennaio all’attuale -3% (fonte: Fondazione Cima; elaborazione: ANBI, Ass. Naz. Bonifiche Italiane).
    “In breve tempo la situazione meteo sull’Italia è radicalmente cambiata, inducendo errate percezioni sul futuro idrico, tuttora dominato da grande incertezza – commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).  L’insufficiente numero di bacini nel nostro Paese impedisce, infatti, di capitalizzare l’acqua caduta, facendone adeguata riserva.”  “L’analisi della situazione induce un’unica considerazione: la necessità di infrastrutture idrauliche per calmierare gli estremi della troppa o troppo poca acqua, mantenendo così l’equilibrio idrico, che ha fin qui forgiato gli ammirati territori della nostra Penisola” aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI.
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