“L’Ue ha preso due decisioni importanti: basta al “Meat sounding”, non potranno quindi essere utilizzate denominazioni tipiche dei prodotti di origine animale per chiamare prodotti di origine vegetale e tantopiù per quelli che vengono prodotti in laboratorio. Su questo l’Italia, Masaf e Organizzazioni professionali agricole avevano più volte fatto conoscere a Bruxelles la loro contrarietà a difesa del nostro modello agroalimentare.
E poi l’Ue ha deciso di fare propria una norma che già vale in Italia, come ricorda una nota del Ministero, per dare più forza nelle contrattazioni ai nostri agricoltori. Una su tutte è la previsione di una clausola di revisione per i contratti superiori ai sei mesi nella fornitura di materie prime: i nostri agricoltori potranno chiedere, in tutti gli Stati dell’Ue, l’inserimento di una clausola di rinegoziazione per adeguare il prezzo di vendita dei loro prodotti all’andamento del mercato. È un passo decisivo per vedere riconosciuto il giusto valore e il giusto reddi
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