Competitività delle imprese, ricambio generazionale e del ruolo della cooperazione nel rafforzare le filiere agroalimentari. Sono alcuni dei temi all’ordine del giorno del settore pesca, quantomai importante per il nostro Belpaese, settore da tempo in crisi, ed oggi in difficoltà per le vicende belliche sotto gli occhi di tutti.
Per Coldiretti “bene quindi il credito d’imposta del 20% sui carburanti per le imprese ittiche deciso dal Governo, una misura utile a fronteggiare l’impennata dei costi energetici che sta mettendo a rischio l’attività delle marinerie italiane”. Il sostegno consente di alleggerire i costi di esercizio delle imbarcazioni che vedono in questo momento a rischio il loro lavoro e l’approvvigionamento di prodotto ittico nazionale di qualità, e per difendere la competitività delle imprese e salvaguardare l’occupazione lungo tutta la filiera, ma servono ulteriori interventi per contrastare le speculazioni e garantire condizioni eque alle imprese italiane rispetto alla concorrenza estera.
Infatti, segnala Confagricoltura, l’Italia vanta il primato per qualità e sicurezza anche nel comparto ittico, un valore aggiunto riconosciuto a livello internazionale, ma che non basta a far crescere il settore. Sebbene l’Italia abbia un consumo di pesce più elevato rispetto ad altri Stati europei — circa 31 Kg pro capite all’anno — soltanto il 14% arriva dalla produzione nazionale. Il resto è importato. Pesano, per spigole e orate, l’esiguo numero di concessioni demaniali marittime: solo 19 su oltre 8.000 km di costa. Solo la Turchia, uno dei nostri principali competitor, ne ha 540. La Norvegia è arrivata a produrre 1,5 milioni di tonnellate di pesce in mare, mentre l’Italia è ferma a 15.000 tonnellate.
Siamo primi produttori di caviale da storione in Europa, con 67 tonnellate, e secondi al mondo dopo la Cina, che ha avuto una crescita molto veloce in breve tempo, fino ad occupare il 54% del mercato mondiale. Ma non c’è reciprocità: noi importiamo il caviale dalla Cina, ma il nostro è respinto dal loro Paese.
Il comparto dell’avannotteria di spigole e orate è cresciuto molto, ma l’Italia assorbe solo il 10% della produzione (pari a 200 milioni di avannotti/anno). Se ci fossero più allevamenti, potremmo avere maggiore presenza di pesce italiano sulle tavole.
Sul fronte pesca, invece, si è registrata una diminuzione della produzione, sia per la contrazione della flotta italiana, sia per difficoltà strutturali e aumento di costi che incidono fortemente sul comparto. Per invertire la tendenza, continua Confagricoltura, è necessario intervenire su più fronti, garantendo maggiori informazioni al consumatore e trasparenza dell’origine del prodotto nel canale Ho.Re.Ca, dove viene consumato circa il 60% del pesce; occorre infine aumentare il numero di concessioni a mare per l’allevamento di pesce in Italia.
Significativi input giungono dalla recente assemblea di Fedagripesca Confcooperative Veneto: «Le filiere agroalimentari venete sono una straordinaria ricchezza – ha dichiarato il Presidente Silvio Dani – ma oggi più che mai dobbiamo lavorare per rafforzarne la competitività. Questo significa favorire il ricambio generazionale, sostenere i giovani imprenditori e promuovere percorsi di aggregazione che rendano le cooperative più strutturate e capaci di affrontare le sfide dei mercati globali». Secondo Fedagripesca Veneto il futuro delle filiere agroalimentari passa oggi attraverso ricambio generazionale e crescita dimensionale delle cooperative. I giovani imprenditori portano visione, competenze e nuove energie, mentre i processi di aggregazione rafforzano le cooperative rendendole più competitive sui mercati globali.

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