C’è un futuro per la salicoltura, la produzione di sale. Una pagina importante del percorso, iniziato poco più di due anni fa, è stata finalmente scritta a Roma nella sede di Confagricoltura, presente il presidente di Massimiliano Giansanti con la costituzione di una ATS tra le saline di mare italiane, e la presentazione del Manifesto della salicoltura marina. Obiettivi, la valorizzazione del comparto e la sua inclusione nell’ambito delle attività agricole. Un iter che ha avuto tappe inevitabili in Sicilia, Puglia, Sardegna ed Emilia-Romagna. 
Come detto, tutto è avvenuto nella sede romana di Confagricoltura, al termine di un importante approfondimento che si è aperto sull’esperienza francese delle Salins du Midi (con Aude Yvon) che, proprio in quanto “agricole”, sono riuscite ad incrementare la propria competitività facendo ricorso agli strumenti che l’agricoltura mette a disposizione sul fronte della gestione del rischio. Gli effetti degli episodi climatici estremi incidono infatti pesantemente sulla coltivazione del sale, come è successo in Sicilia con il ciclone Harry o con le alluvioni in Romagna.
I DATI


  • Produzione in Italia: quasi 10.000 ettari (100 km2) di territorio coltivato dalle saline marine, con una produzione annua di circa 1.200.000 tonn. di sale su circa 4,2 milioni di tonn. di produzione totale tra sale marino, salgemma e salamoia (soluzione acquosa con alta concentrazione di sale).
  • In Europa: circa 40 milioni di tonn. di produzione totale di sale, di cui il 10% circa di sale marino.
  • Valore della produzione di sale marino in Italia: poco più di 60 milioni di euro mediamente ogni anno.
  • Numero di occupati in Italia: circa 300 unità.
    SPECIALITY
Il cambio di paradigma sancito dal Manifesto passa quindi dall’intendere il sale marino non più quale una commodity, ma una specialty. In questa direzione va la proposta di costituire un’associazione nazionale per il comparto, un’evoluzione dell’attuale ATS costituita con Confagricoltura, in attesa che la politica dia una risposta concreta alla richiesta unanime delle saline marine italiane.
    Anche un’eventuale certificazione di prodotto potrebbe avvenire soltanto attraverso il riconoscimento del Ministero dell’Agricoltura. Sul fronte del food, il legame tra la cultura gastronomica e l’attività delle saline marine è molto forte e genera flussi turistici amanti della natura, del benessere, della buona cucina o della pratica sportiva outdoor.
    I NOVE PUNTI DEL MANIFESTO
  1. il sale marino come identità e vita
  2. la vocazione agricola moderna e multifunzionale
  3. il riconoscimento giuridico come motore di sviluppo
  4. l’abbraccio che protegge: le saline come scudo vivo
  5. il lavoro che modella il paesaggio e la ruralità
  6. il valore territoriale e sociale
  7. economia rigenerativa e non depauperamento
  8. il salicoltore: garante dell’ecosistema
  9. il patto per il domani: valorizzare la salicoltura è valorizzare il territorio
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