Il cibo è certamente un valore aggiunto della vacanza in Italia, con oltre 1/3 della spesa turistica destinata alla tavola. Ogni turista straniero “porta” 2,48 euro al giorno all’agricoltura e 5,59 euro all’industria alimentare, evidenziando l’importanza del cibo nella vita dei turisti. Oltre a questo, anzi a fianco a questo, c’è la cosiddetta Dop economy, ovvero il grande giro di affari che ruota attorno a queste produzioni di eccellenza, valorizzate dai marchi IG (indicazione Geografica) istituiti e riconosciuti dalla Unione Europea.
È appena stato pubblicato il 2° Rapporto “Turismo DOP”, realizzato da Fondazione Qualivita in collaborazione con Origin Italia e con il supporto del MASAF per monitorare le attività di turismo enogastronomico legate ai prodotti agroalimentari a Indicazione Geografica e al lavoro dei Consorzi di tutela.
L’indagine, basata sui dati 2025, evidenzia un rafforzamento concreto e diffuso delle iniziative di Turismo DOP sui territori italiani. Tra i nuovi elementi di sviluppo spicca il riconoscimento della Cucina italiana come patrimonio UNESCO, in cui DOP e IGP non sono semplici ingredienti, ma pilastri culturali e produttivi. Un esempio: nel solo 2025 si contano quasi 500 enti e associazioni locali coinvolti in attività di Turismo DOP, insieme a 367 Consorzi di tutela chiamati a interpretare pienamente le nuove funzioni loro attribuite.
Il Rapporto ha anche stilato una sorta di classifica che premia le regioni più attive a livello territoriale. Veneto, Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte si confermano ai vertici della classifica regionale del Turismo DOP che integra oltre 20 indicatori ricavati dall’Osservatorio del Turismo DOP e da fonti ufficiali. Fattori decisivi: presenza di filiere produttive solide, un’attrattività turistica consolidata e, soprattutto, Consorzi di tutela strutturati e riconosciuti capaci di svolgere un ruolo attivo di governance territoriale.
Novità di questa edizione del Rapporto, il secondo dopo quello dell’anno scorso, è la prima rilevazione dedicata al punto di vista dei “Turisti DOP”: il 76% riconosce il ruolo del Consorzio come garante dell’autenticità dei prodotti DOP IGP protagonisti dell’evento, mentre le “degustazioni”, nel 63% dei casi, sono la principale motivazione che spinge i visitatori a parteciparvi.
Cos’altro richiama il turista? Il dibattito pubblico e mediatico. Nel 2025 si registrano oltre 700 “ricorrenze” del termine “Turismo DOP” sulla stampa cartacea e online. Fatto che ha spinto gli operatori a lanciare nuove iniziative nell’ampio settore del turismo enogastronomico. Infine, cresce l’attenzione delle Istituzioni, che hanno introdotto ben 116 atti legislativi diciamo “in materia”, segno di un indirizzo sempre più strutturato, soprattutto sul piano regionale.
Info: www.turismodop.it
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