Non c’è regione italiana che nello scorso quinquennio non abbia subito le conseguenze dell’accentuarsi  della crisi climatica: sprazzi d’inverno rigido, che si alternano ad estati anticipate; conclamate crisi idriche, interrotte solo da pesanti alluvioni; laghi rimasti semi-asciutti per anni, ma che in poco tempo si riempiono, costringendo a sversare decine di milioni di metri cubi d’acqua in mare; edifici ed infrastrutture danneggiate, economia agricola compromessa, incolumità delle persone messa continuamente a rischio. I cambiamenti climatici sono evidenti, perché evidenti sono i loro effetti.
“Dovrebbero bastare questi dati a convincerci sull’urgente necessità di adattare il territorio alle nuove condizioni climatiche ad iniziare da infrastrutture idrauliche, che furono pensate e realizzate quando le alluvioni erano un fenomeno sporadico, le estati non duravano 5 mesi e le temperature non segnavano, anno dopo anno, nuovi record storici, impensabili allora alle nostre latitudini” commenta Massimo Gargano, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).
I pericoli maggiori arrivano sempre dal mare, dove le temperature delle acque  continuano a crescere, mantenendosi, a livello globale, su valori di poco inferiori all’anno dei record 2024 (attualmente siamo a +0,48°C rispetto alla media, mentre due anni fa l’anomalia era +0,54°C e l’anno scorso +0,39°C; fonte: Copernicus).
Il report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche indica, per fare un esempio eloquente, la decrescita dei livelli idrometrici dei grandi laghi nel Nord Italia: Verbano, Lario e Benaco. Sale, mantenendosi però sotto la media del periodo, il livello del lago d’Iseo.
“L’Italia è un’alunna ripetente alle lezioni del clima, che ormai da anni ripropone scenari di insufficienza idrica, alternati tra Sud e Nord del Paese; di fronte a questo quadro, una rete idraulica inadeguata all’estremizzazione meteorologica e l’insufficiente numero di invasi obbliga a rilasciare ingenti quantità d’acqua, che sarebbe utile invece trattenere sul territorio, perché fondamentali per i momenti di bisogno”, tuona Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI.

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