L’ape italiana, della sottospecie Apis mellifera Ligustica originaria della nostra Penisola (descritta nel 1806 dal naturalista Massimiliano Spinola), e l’Apis mellifera Sicula, endemica della Sicilia (descritta nel 1911 dall’entomologo Giuseppe Montagano), rappresentano in assoluto per il nostro Paese, il primo impollinatore (il 90% di tutti gli insetti utili presenti nei nostri ecosistemi), diffuso in modo capillare negli ambienti rurali, urbani, peri-urbani e naturali. Un’ape davvero specializzata sia in campo aperto, sia nelle produzioni in serra. Un apporto indispensabile, che non può non essere riconosciuto e celebrato. Ecco perché Mercoledì 20 maggio si festeggia la “Giornata mondiale delle Api”, proclamata dall’ONU e giunta alla 9^ edizione.
Lo slogan 2026, come ricorda la Federazione Apicoltori Italiani (FAI), è: “Siate uniti per le persone e per il pianeta”. Un’eloquente sintesi che si propone di mettere in evidenza la lunga collaborazione tra genere umano ed ape mellifera.
Ma quanto è grande l’”esercito” degli apicoltori tricolori, che svolgono, al pari delle loro protette nelle arnie, un lavoro premuroso e incessante?
Sono oltre 77.000 gli allevatori, ai quali le nostre api garantiscono i fattori di produttività e sostenibilità della filiera agroalimentare del “sistema Italia”. Grazie all’impollinazione delle api mellifere, si generano infatti, nel nostro Paese, fino a 2 miliardi di euro di valore della produzione agroalimentare e 150 miliardi di euro di apporto ecosistemico.
I dati dell’apicoltura italiana poi, parlano chiaro: l’ultimo censimento 2025 indica un patrimonio che supera 1.700.000 colonie di api, il cui valore è stimato in ben 500 milioni di euro. Siamo in testa alle classifiche dell’Unione europea, sottolinea la FAI, che quest’anno celebra il 73° anno dalla propria fondazione.

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