Il dibattito in atto nel settore vitivinicolo evidenzia la necessità di individuare nuove risposte alle trasformazioni del mercato e agli effetti del cambiamento climatico. In questo “dinamico” quadro trova un suo spazio l’interesse crescente verso i vini a ridotto contenuto alcolico, specie per quelli ottenuti attraverso specifiche pratiche colturali ed agronomiche e non mediante processi meccanici di dealcolazione in cantina. I vini a bassa gradazione alcolica naturale, infatti, si distinguono nettamente dai vini dealcolati e parzialmente dealcolati in quanto la riduzione del contenuto alcolico è il risultato di interventi in vigneto e non utilizzando tecnologie di sottrazione dell’alcol etilico. 
Emerge quindi la necessità di un adeguato riconoscimento normativo per questa specifica tipologia produttiva.
Gli studi evidenziano una crescita costante del segmento “No and Low Alcohol” (NoLo), sostenuta dall’evoluzione delle abitudini di consumo, da una maggiore attenzione alla moderazione e dal crescente interesse delle giovani generazioni verso prodotti capaci di coniugare qualità, equilibrio e sostenibilità. 
Utili sono alcuni numeri che comunica la DOC delle Venezie: il comparto low-alcohol continua a registrare tassi di crescita particolarmente evidenti nei principali mercati internazionali, che negli USA – primo mercato di riferimento della DOC Pinot Grigio – sono stimati tra il +15% e il +18% nel periodo 2024–2028, con un valore complessivo atteso prossimo ai 4–5 miliardi di dollari entro il 2028, aprendo nuove opportunità per le produzioni vitivinicole di qualità.
Accanto alle esigenze del mercato, anche il cambiamento climatico, come detto, sta imponendo nuove riflessioni al comparto. L’aumento delle temperature medie e l’anticipo dei processi di maturazione stanno determinando un progressivo incremento del potenziale alcolico delle uve, rendendo sempre più necessario individuare strumenti agronomici capaci di preservare l’equilibrio qualitativo e sensoriale dei vini. Stante la situazione, la produzione di vini a bassa gradazione alcolica naturale potrà rappresentare una concreta strategia di adattamento.
“Occorre perciò riconoscere, anche sotto il profilo normativo e merceologico, la specificità di questi vini – dichiara Stefano Sequino, Direttore del Consorzio DOC Delle Venezie –, distinguendoli in modo chiaro dai vini dealcolati e parzialmente dealcolati. Si tratta di una tipologia produttiva profondamente diversa, in cui la riduzione del contenuto alcolico deriva da scelte agronomiche e gestionali effettuate in vigneto, e non dall’impiego di successivi interventi tecnologici in cantina. Una distinzione sostanziale che può aprire nuove opportunità per le imprese e che merita di essere adeguatamente valorizzata e comunicata anche nei confronti del consumatore”.

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