Il Coi, Consiglio Oleicolo Internazionale, ha finalmente deciso di stabilizzare a 800 mg/kg il limite degli steroli totali per le varietà Nocellara del Belice e Coratina, inserendo la Coratina tra le varietà per le quali è previsto l’abbassamento del limite. Occorre ora evitare che questa “vittoria diplomatica e scientifica” venga vanificata dalle rigide tempistiche burocratiche comunitarie. Attualmente, infatti, la bozza provvisoria del Regolamento delegato predisposta dalla Commissione Europea prevede l’abbassamento del limite minimo degli steroli totali a 800 mg/kg esclusivamente per le varietà Koroneiki e Nocellara del Belice.
“Ora non c’è un minuto da perdere – dichiara David Granieri, presidente di Unaprol. Ci troviamo ad un vuoto normativo che penalizza ingiustamente l’olio extravergine ottenuto dalla cultivar Coratina, colonna portante dell’olivicoltura italiana per volumi e valore qualitativo. La varietà Coratina è la più rappresentativa del patrimonio olivicolo nazionale; un blocco alla sua commercializzazione colpirebbe direttamente il reddito degli agricoltori e minaccerebbe la stabilità di intere economie territoriali. Considerare non conformi ed escludere dal perimetro legale degli oli vergini di oliva questi prodotti d’eccellenza rappresenta un paradosso burocratico inaccettabile”.
Il provvedimento rappresenta un riconoscimento rilevante per il settore olivicolo italiano. In particolare, consentirà all’olio ottenuto dalla Coratina di rientrare pienamente nei parametri internazionali di riferimento, garantendone la corretta classificazione come extravergine di qualità.
Tre sono le richieste strategiche, già messe agli atti, dall’Italia in sede Ue. La prima prevede di integrare il testo del Regolamento delegato della Commissione inserendo formalmente la cultivar Coratina coerentemente con la nota tecnica di deroga, al pari di Koroneiki e Nocellara del Belice. Serve poi il superamento della temporaneità e certezza commerciale. La riduzione a 800 mg/kg deve diventare una soluzione strutturale e stabile nel tempo, poiché basata su evidenze scientifiche e sulla comprovata assenza di frodi. Infine, è necessario il sostegno alla ricerca scientifica e tutela della biodiversità. Una proposta? finanziare con urgenza l’ampliamento dei campionamenti per mappare altre varietà suscettibili allo stesso fenomeno (come la cultivar Biancolilla); ricordando che l’abbassamento dei valori dei parametri non indica adulterazione, ma rappresenta una caratteristica intrinseca e naturale di alcune varietà di pregio legata ai mutamenti climatici.
L’altro problema oramai antico, controverso e penalizzante, si chiama Xylella fastidiosa, un batterio veicolato da un insetto di nome Sputacchina, che sta devastando gli uliveti pugliesi, di gran lunga l’area più produttiva dell’oro giallo italiano. Il problema, un tempo circoscritto al territorio salentino, è arrivato alle porte di Bari ed è diventata una criticità per l’intero sistema olivicolo nazionale.
La ricerca ha permesso di approfondire la conoscenza delle risorse genetiche dell’olivo e delle risposte della pianta alle principali pressioni ambientali e fitosanitarie, fornendo basi scientifiche per il miglioramento varietale, la selezione di materiali più adattabili e la definizione di strategie sostenibili per il futuro dell’olivicoltura. L’emergenza Xylella non riguarda però solo l’agricoltura. Territorio, paesaggio, indotto, famiglie: tutti sono travolti da questo flagello. Servono nuove soluzioni alla luce delle evidenze scientifiche. Non esistono scorciatoie né soluzioni miracolose. La risposta è un approccio multidisciplinare che unisca ricerca, innovazione e competenze scientifiche, rafforzando la biodiversità anche con le opportunità offerte dalle Tecniche di evoluzione assistita (TEA).
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