Dall’inizio dell’anno ad oggi sono 18600 gli ettari di superficie andati a fuoco, molto al di sopra della media degli ultimi vent’anni, pari a poco più di 9300 ettari. Nel 2025 quindi sono più che raddoppiati gli ettari di terreni bruciati dagli incendi, con danni al turismo e alla biodiversità, privando il Paese di fondamentali aree verdi. Lo sottolinea Coldiretti su dati Effis diffusi in merito all’emergenza roghi che ultimamente sta interessando diverse regioni italiane del centro sud.
Un fenomeno favorito dal caldo e dall’assenza di precipitazioni. In molte regioni è già scattato l’allarme siccità; in pericolo ovviamente anche la gestione del patrimonio forestale. 
Solo due boschi su tre in Italia sono curati con una gestione attiva con interventi colturali, mentre il resto è trascurato e quindi più vulnerabile, soprattutto agli incendi che ogni anno distruggono centinaia di ettari, con danni ambientali ed economici enormi. Si stima che ogni ettaro bruciato costi oltre diecimila euro, tra spese di spegnimento, bonifica e ripristino del territorio. Oltre agli effetti del clima estremo, pesa anche la mano dell’uomo: circa il 60% dei roghi è doloso. 
Per questo, continua Coldiretti, va rilevata l’importanza delle imprese agricole come sentinelle attive del territorio, con un ruolo chiave anche nella prevenzione del dissesto idrogeologico.
Va anche segnalato che durante il dibattito “sulla preparazione europea in vista della prossima stagione di incendi boschivi e siccità” tenutasi recentemente al Parlamento europeo (ECR/FdI), l’on. Sergio Berlato ha dichiarato che “bisogna prevenire investendo nell’informazione e nell’educazione dei cittadini, rendendoli consapevoli che le conseguenze delle loro azioni possono essere pericolose per l’incolumità delle altre persone, costosissime dal punto di vista del danno economico, devastanti dal punto di vista ambientale e della perdita della biodiversità”.

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