“La dichiarazione comune UE/USA presentata oggi dal vicepresidente della Commissione europea, Maroš Šefčovič, segna un passo avanti nei rapporti commerciali transatlantici e dà certezze alle due economie, ma penalizza pesantemente alcuni comparti strategici del Made in Italy agroalimentare”. Così il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, commenta l’intesa che riprende gli impegni assunti lo scorso 27 luglio in Scozia da Ue e USA, e che fissa un dazio del 15% “non aggiuntivo” su quasi tutti i prodotti.
Per parte sua Cia agricoltori italiani ribadisce come l’accordo Ue/Usa sui dazi al 15%, annunciato nella dichiarazione congiunta, sembra sempre più una resa. Viene sacrificato l’agroalimentare per avvantaggiare l’automotive. Ora l’export del Made in Italy agroalimentare verso gli Usa (7,8 miliardi di euro nel 2024) rischia grosse perdite in settori chiave come il vitivinicolo, senza ottenere niente in cambio. Oltre all’impatto diretto, si corre il pericolo anche di un grave danno all’intero indotto agroindustriale, con pesanti ripercussioni sull’occupazione.
Insoddisfatta anche Coldiretti. L’organizzazione professionale guidata da Prandini, con Filiera Italia, sulla base di dati del Centro Studi Divulga, in merito alla dichiarazione congiunta Ue/Usa che formalizza l’accordo-quadro raggiunto a fine luglio in Scozia, sottolinea che “le tariffe al 15% sui prodotti agroalimentari italiani senza alcuna esenzione rischiano di far perdere oltre 1 miliardo di euro alla filiera del cibo Made in Italy, con vino, olio, pasta e comparto suinicolo tra i settori più colpiti, confermando come sia sempre l’agricoltura a essere sacrificata. La pubblicazione dell’accordo conferma lo squilibrio di una trattativa – che avevamo già denunciato, ricorda Coldiretti – decisamente a favore degli Stati Uniti rispetto all’Europa. Occorre proseguire il negoziato per ottenere l’esclusione dei prodotti agroalimentari di eccellenza dalla lista dei dazi, risultato che ci aspettavamo almeno per il vino”. E rimarca un dato:”Dopo un primo trimestre dell’anno in cui le esportazioni agroalimentari negli States erano cresciute in media dell’11% in valore, nei tre mesi di applicazione dei dazi aggiuntivi al 10% si è passati al +1,3% di aprile e al +0,4% di maggio, fino ad arrivare al calo di giugno. A pesare è stata l’incertezza degli importatori sulle mosse della strategia del presidente Usa Trump, oltre al fatto che le nuove tariffe si sono sommate a quelle già esistenti, penalizzando in particolare alcune filiere cardine”.
Infine sull’argomento interviene anche Paolo De Castro, Presidente di Nomisma, per il quale “non è certamente un’intesa in grado di portare una spinta alla crescita. Segnaliamo comunque alcuni esiti positivi, come la riduzione delle tariffe sui formaggi duri, come il Grana Padano e Parmigiano Reggiano, così come nel caso della pasta. Entrambi, infatti, avevano raggiunto il 25% di dazio dopo il primo aprile, ma ora tornano alla soglia del 15%. La notizia meno positiva riguarda il vino e i prodotti alcolici, per i quali ci si aspettava un’esclusione che però non è arrivata. In ogni caso non è detta ancora l’ultima parola e questo accordo non chiude completamente le porte ad eventuali liste di prodotti sui quali eventualmente dover fare delle eccezioni. Infine, come anche sottolineato ieri dalla Presidente della BCE Lagarde, concordiamo che le aspettative di crescita dell’Europa complessivamente nel 2025 saranno minate dall’effetto dei dazi americani” – conclude De Castro.
Share:
