Rimettere la montagna al centro dell’agenda politica ed istituzionale per arginare fenomeni come lo spopolamento, l’abbandono dei territori ed il dissesto idrogeologico:  è partita dalla Toscana  la campagna dell’Associazione Nazionale dei  Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) verso le problematiche delle aree interne e marginali; il primo appuntamento si è svolto negli spazi del Monastero di Camaldoli a Poppi (Arezzo) col convegno “Montagna in prima linea: gestione, conservazione, sfide climatiche”, organizzato dal Consorzio di bonifica 2 Alto Valdarno con ANBI Toscana ed Emilia Romagna.
«Le aree interne sono un valore aggiunto e devono essere un modello di sviluppo distintivo per questo Paese – afferma Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI – Sono necessarie scelte concrete come l’approvare la legge contro il consumo di suolo, ma anche dotare le aree montane delle necessarie infrastrutture, tra cui quanto proposto dal Piano Invasi ANBI-Coldiretti, mirato a trattenere acqua per i momenti di bisogno, produrre energia idroelettrica e ricaricare la falda. Con il C.N.E.L. – Consiglio Nazionale Economia e Lavoro abbiamo inoltre elaborato un progetto di legge per permettere a tutte le Regioni di fare come già accade in Toscana, cioè, utilizzare i Consorzi di bonifica anche per la manutenzione delle aree montane, evitando che le loro problematiche scendano a valle.»
«Camaldoli è un luogo che ha un altissimo valore ambientale – aggiunge Serena Stefani, Presidente del Consorzio di bonifica 2 Alto Valdarno e VicePresidente di ANBI Toscana. Da qui chiediamo alle Istituzioni di inserire il concetto di Bonifica montana all’interno delle normative, dotandolo di adeguati finanziamenti.»

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