Nel 2025 gli Stati Uniti hanno importato 35,6 milioni di euro di vino bio italiano e nei primi otto mesi del 2026 il valore ha già registrato una crescita del +2,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Con una quota del 51% in valore, indica Nomisma in una sua recente ricerca, l’Italia è il primo esportatore di vino biologico negli Stati Uniti, nettamente davanti ai principali competitor.
Il dato è particolarmente rilevante in un mercato del vino in rapida trasformazione, caratterizzato da una contrazione dei volumi e da una crescente attenzione alla salute.
Nel 2025 i consumi statunitensi di vino sono scesi a 31,9 milioni di ettolitri, il 10% in meno rispetto al 2019, mentre aumenta l’interesse verso prodotti innovativi e a minore gradazione.
La survey condotta da Nomisma mostra, tuttavia, come il Bio Made in Italy mantenga un forte appeal: il 19% dei consumatori è già user di vino bio italiano e, tra questi, il 71% considera il vino biologico italiano superiore a quello americano o francese, soprattutto per gusto, vitigni e cultura enologica. Anche tra chi ancora non lo acquista, quasi 1 consumatore su 2 riconosce questa superiorità.
Anche le prospettive future restano complessivamente positive: 1/3 degli attuali user prevede, infatti, di aumentare il consumo di vino bio italiano nei prossimi 2-3 anni, mentre tra i non user il 25% dichiara che potrebbe iniziare a consumarlo.
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