L’idea era quella di ampliare la base produttiva per attingere da altri 10.800 ettari di glera entro il 2024, per 213 milioni di bottiglie in più. Ma con la clausola che il mercato abbia i livelli di crescita di oggi. Va anche detto che non a tutti stava bene questa ulteriore espansione. Fatto sta che oggi, comunica il Consiglio di Amministrazione del Consorzio di tutela della DOC Prosecco, è stata approvata la formalizzazione di una richiesta, alle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, tesa ad equiparare – a precise condizioni, e in vista di potenziali futuri attingimenti, cioè che il mercato sia in grado di assorbire questa ulteriore produzione -, le superfici di Glera ottenute da estirpo e reimpianto di vigneti già esistenti al 31 luglio 2018, alle superfici di Glera a terra a quella stessa data. “Con questa richiesta – spiega Stefano Zanette, presidente del Consorzio – non si andrà ad incrementare il potenziale viticolo delle nove province della nostra DO. Quello che vogliamo scongiurare, infatti, diversamente da quanto sostenuto in questi giorni da alcuni, è l’incremento delle superfici vitate destinate alla produzione di Prosecco DOC a scapito di altre colture.” L’intento del Consorzio, come ribadito più volte segnala, il Consorzio, è quello di assicurare alla denominazione una crescita ordinata e sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che economico e sociale. In questa fase, tale opportunità, conclude il Consorzio Prosecco DOC, verrà concessa con un tetto massimo di un ettaro ad azienda, perpetuando il modello socio-economico sul quale poggia il successo della nostra denominazione.
Ricordiamo che il Prosecco è oggi il vino italiano più venduto nel mondo (756 milioni di bottiglie da parte dei tre Consorzi: Doc, Docg e Asolo), con un fatturato che vola verso i due miliardi e mezzo di euro.

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