È piovuto, ma in realtà la contingenza di corsi d’acqua e laghi nel Nord Italia resta di preoccupante sofferenza: così l’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche. Infatti nel Nord Italia i livelli dei grandi laghi, tutti sotto media, continuano a calare come testimonia la portata del fiume Po – praticamente dimezzata, al 30% addirittura in Piemonte -, dove comunque quasi tutti i corsi d’acqua registrano decrescite, che vanno dal 30% al 50%. D’altronde, da Gennaio ad Ottobre di quest’anno, l’Italia ha già registrato 254 fenomeni estremi, cioè 27% in più rispetto a quelli avvenuti nei 12 mesi del 2021 (fonte: Legambiente); sempre secondo il rapporto Città-Clima, dal 2010 al 31 Ottobre 2022 si sono verificati 1.503 eventi estremi con 780 comuni coinvolti e 279 vittime; tra le regioni più colpite: Sicilia (175), Lombardia (166), Lazio (136). Vediamo lo stato regione per regione:

in Valle d’Aosta è caduta la prima neve: dagli 8 centimetri ad Ayas al mezzo metro di La Thuile (m. 2430 di altitudine); le piogge però sono state piuttosto scarse (in 7 giorni dai 3 millimetri ad Issime ai mm. 41,20 di Courmayeur) ed i fiumi sono così in calo.

In Lombardia, in montagna si registrano i primi accumuli di neve in quota; è in calo però la portata del fiume Adda, mentre la riserva d’acqua stoccata nei bacini prealpini continua ad aggirarsi intorno al 30% della media.

In Veneto, il fiume Adige permane ai minimi del decennio, mentre incrementano i livelli di Piave e Bacchiglione; in leggera crescita è anche la Livenza, le cui condizioni restano però  idricamente gravissime.

In Emilia Romagna, le portate dei fiumi appenninici sono finalmente in aumento, ad eccezione di quella del Taro. In 12 mesi, sui territori di pianura sono caduti mediamente 480 millimetri, mentre in montagna sono stati circa mm. 830.

La Toscana è stata una delle regioni maggiormente colpite da violenti nubifragi: i livelli dei corsi d’acqua sono cresciuti in maniera preoccupante, principalmente nei bacini dei fiumi Arno ed Ombrone.

Nelle Marche si è vissuta nuova paura, quando il livello del fiume Misa, tristemente noto per la recente alluvione di Senigallia, è salito a Pianello d’Ostra di m. 2,42  in poche ore; anche gli altri corsi d’acqua della regione, fatta eccezione per i bacini più a Sud, hanno registrato incrementi molto evidenti, così come i volumi idrici trattenuti dalle dighe.

In Umbria, cresce finalmente il livello del lago Trasimeno, nonchè dei fiumi  Nera e Tevere, la cui portata, raggiungendo Roma, è salita di oltre 100 metri cubi al secondo in un giorno e di mc/s 235 rispetto alla settimana scorsa. 

Nel Lazio, importante è anche la crescita di portata del fiume Aniene, mentre il livello del Sacco si è alzato di ben 2 metri; l’Amaseno a Fossanova è cresciuto di oltre 3 metri in 8 ore e l’invaso della diga di Corbara segna un livello superiore di oltre m.2,30 rispetto ad una settimana fa.

In Abruzzo, le piogge violente, cadute sul bacino settentrionale (a Villetta Barrea cm. 154 in 24 ore, ma anche mm. 133,8 a Pescasseroli e cm. 131 ad Opi)  hanno fatto scattare l’allerta per il fiume Sangro.

Un importante esempio di come infrastrutture strategiche possano evitare gravi sciagure al territorio viene dalla Campania, dove nel Cilento, una delle zone più colpite dal recente maltempo insieme all’Irpinia (su Avellino sono caduti oltre 153 millimetri di pioggia), la diga di Piano della Rocca ha assolto pienamente alla funzione calmieratrice delle piene.

Piogge abbondanti hanno rimpinguato gli invasi della Basilicata, cresciuti di ben 41 milioni di metri cubi in una settimana, mentre nei bacini di Puglia si segnalano 8 milioni di metri cubi d’acqua in più.  Infine, anche in Sicilia si registra una buona performance degli invasi, che conservano una quantità d’acqua maggiore rispetto alla media stagionale degli scorsi 12 anni.

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