Nonostante i progressi – maggiore produttività, aumento del numero delle imprese medio-grandi, diffusione di tecnologie digitali – nel settore primario italiano permangono nodi strutturali legati soprattutto alla competitività delle aziende nel contesto globale. Agricoltura e agroalimentare rimangono comunque trainanti per l’economia del Paese, con un valore aggiunto di oltre 81 miliardi di euro tra agricoltura e industria alimentare, 676 di fatturato agroalimentare e circa 70 di export. In questo ambito, il credito gioca un ruolo fondamentale di accompagnamento alla crescita del settore.
Per raccontare le nuove opportunità a disposizione delle aziende Agronetwork – l’associazione fondata da Confagricoltura, Nomisma e Luiss per favorire il dialogo tra agricoltura e industria e promuovere l’agroalimentare italiano – ha organizzato a Roma il convegno “Nuovi strumenti della finanza per le imprese agroalimentari”.
Cosa è emerso. Anzitutto che oggi si sta affermando un modello misto di finanza che combina interventi pubblici (incentivi, garanzie, fondi europei) con altri di finanza privata, quali private equity, venture capital, minibond, basket-bond, fondi di crescita settoriale; strumenti che non sostituiscono il credito bancario, ma lo affiancano, offrendo capitale più flessibile, visione strategica, capacità di attrarre investitori e know-how.
“Il futuro dell’Italia – ha affermato Sara Farnetti, presidente Agronetwork – passa anche dalla capacità di attrarre nuove forme di finanza: iniziative come questa mettono in rete competenze, idee e risorse, perché le sfide attuali si trasformino nelle opportunità di domani”. Per parte sua Cassa Depositi e Prestiti ha evidenziato come i tradizionali canali bancari non siano più sufficienti a sostenere la crescita delle imprese agroalimentari, specie le PMI. Per questo promuove strumenti alternativi, come Basket bond e Minibond che permettono a più aziende di unirsi in un’unica emissione obbligazionaria, riducendo i costi e ampliando l’accesso al mercato dei capitali. Invitalia propone i Contratti di sviluppo, rivolti ai grandi investimenti dell’agroalimentare, e Smart&Start Italia, che sostiene startup innovative, comprese quelle attive nell’agrifood e nel foodtech. E il Fondo Cresci al Sud, con il quale favorisce processi di aggregazione e crescita dimensionale delle PMI meridionali, facilitando la nascita di campioni nazionali capaci di competere a livello internazionale.
ISMEA ha ricordato che gli strumenti dell’Istituto spaziano dai finanziamenti agevolati (FAG) agli investimenti diretti con ISMEA Investe, fino alle garanzie a prima richiesta che coprono fino al 70% dei prestiti bancari: in questo modo le imprese agricole e agroalimentari possono realizzare piani di investimento da 2 a 20 milioni di euro, per affrontare meglio i rischi climatici e avere accesso a condizioni più competitive sui mercati.
In conclusione il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti ha segnalato che “le imprese oggi si trovano davanti a un contesto molto complesso, dove si intrecciano i temi del ricambio generazionale, della sostenibilità e della competitività sui mercati globali. Per affrontare queste sfide la finanza non è più solo un supporto, ma diventa un elemento strategico per accompagnare il settore verso modelli produttivi più moderni, innovativi e competitivi”.
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