Si concluderà domani a Bologna il Festival del Biologico e della Sostenibilità, evento organizzato in sinergia tra il Dipartimento di Scienze Giuridiche (DSG), il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari (DISTAL), AssoBio e FederBio – grazie al sostegno dell’Unione Europea tramite NextGenerationEU e il Ministero dell’Università e della Ricerca, nell’ambito del PNRR – che riunisce università, istituzioni, imprese, associazioni del settore e cittadini per discutere di ricerca, innovazione e sostenibilità nel comparto agroalimentare.
La giornata inaugurale ha affrontato temi centrali: il contributo delle nuove tecnologie e della ricerca applicata alle filiere biologiche, l’impatto dei modelli agroecologici sui territori e le comunità, e il rapporto tra alimentazione, salute e benessere sociale. Un ulteriore approfondimento è stato dedicato al dialogo tra istituzioni, imprese e mondo accademico. La presenza delle principali associazioni del biologico ha arricchito il dibattito, rafforzando l’obiettivo comune di promuovere un settore innovativo, trasparente e sostenibile.
L’iniziativa sta offrendo quindi un’occasione concreta di confronto e networking tra imprese, associazioni, istituzioni e mondo accademico, consolidando il ruolo del biologico come leva per la sostenibilità del sistema agroalimentare nazionale.
“Nonostante il contesto internazionale complesso – tra tensioni geopolitiche e instabilità – il biologico oggi mostra una tenuta migliore rispetto all’agroalimentare nel suo insieme. Tuttavia, questo non significa che la situazione sia rosea – afferma Nicoletta Maffini, presidente di AssoBio. In Europa si parla sempre più di agricoltura rigenerativa, spesso senza citare il biologico, ma per noi l’agricoltura rigenerativa è solo quella biologica: un modello di agricoltura che prevede regole precise, fondato su evidenze scientifiche e capace di riportare vitalità ai terreni in pochi anni. Le difficoltà degli agricoltori, ai quali spesso non viene riconosciuto un prezzo adeguato rispetto al proprio lavoro, sono le medesime anche per le aziende di trasformazione che rappresenta AssoBio. La marginalità nel settore è così ridotta che, senza una vera sinergia, rischiamo di perdere tutti”.
Nel proprio intervento, Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio, ha voluto sottolineare che “l’andamento del biologico è positivo. Dal 2012 superfici e consumi sono in continuo aumento e, per la prima volta, nel 2024 la percentuale di crescita dei consumi ha superato la percentuale di crescita delle superfici coltivate a bio. Lo sviluppo del bio rafforza esperienze virtuose come i distretti biologici, che innovano i modelli di produzione e consumo, consolidando una comunità del cibo che ne tutela il valore economico, sociale e culturale. Non mancano però criticità, in particolare per le piccole e medie imprese. Servono maggiore semplificazione burocratica, soluzioni per affrontare la crisi climatica e, soprattutto, un prezzo equo, sia per gli agricoltori sia per i cittadini. Oggi, a fronte di un aumento dei prezzi al consumo del 24%, quelli riconosciuti ai produttori in molti casi sono crollati: molti agricoltori non reggono più. Inoltre, occorrono investimenti significativi in ricerca e innovazione, affiancati da politiche di sviluppo coerenti, perché il futuro dell’agricoltura si gioca sull’agroecologia. I dati dell’Osservatorio Agrofarma, che attestano un calo del 18% dei fitosanitari di sintesi e un aumento del 133% dei principi attivi di origine naturale, dimostrano che molte innovazioni agroecologiche sono già diffuse anche nell’agricoltura convenzionale, perché più efficaci e meno soggette a resistenze. È quindi necessario proseguire nella transizione ecologica di agricoltura e cibo, a tutela anche delle future generazioni”.
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