Il biologico tricolore cresce. Quali i cardini di questa performance? Qualità, sostenibilità, rispetto della biodiversità e innovazione. Riguardo alla produzione, sono oltre 2,5 milioni gli ettari coltivati a bio (20,2% della SAU – superficie agricola nazionale, la quota più alta nell’Ue) con quasi 100mila operatori, di cui il 90% aziende agricole. A rafforzare questo primato anche due fattori in controtendenza col resto dell’agricoltura italiana: quasi il 20% delle aziende “organiche” è guidato da giovani (contro meno del 10% del settore tradizionale) e la superficie media aziendale supera i 29 ettari, più del doppio della media nazionale di circa 12 ettari.
E cresce non solo in Italia ma anche sui mercati esteri. L’export di prodotti biologici italiani ha raggiunto nel 2024 i 3,9 mld/€, +7% sul 2023 e ben +174% rispetto al 2014. Il binomio “Bio – Made in Italy”, scrive Nomisma che ha presentato questi dati alla fiera di Bologna in occasione di Rivoluzione Bio viene percepito, anche oltre confine, quale sinonimo di qualità certificata, affidabilità e autenticità. Numeri che rispecchiano la crescita dell’intero comparto agroalimentare italiano che ha toccato nel 2025 il record storico di 72,4 miliardi di euro di esportazioni, con una crescita del 4,9% rispetto all’anno precedente.
Nel 2025 le vendite di biologico nel mercato italiano hanno raggiunto i 6,9 miliardi di euro. 5,5 miliardi per consumi “domestici”, mentre oltre 1,35 miliardi di euro sono andati per consumi fuori casa. Quindi se il mercato del biologico italiano lo scorso anno ha sfiorato i 7 mld/vendite, il vero cambio di paradigma è rappresentato dal fuori casa.
La Distribuzione Moderna si conferma il primo canale di acquisto di biologico, pesando per il 64% del totale delle vendite, pari a circa 3,5 mld (+6,1% rispetto al 2024: stime Nomisma su dati Nielsen IQ – dati Anno 2025 perimetro omnichannel). Il 20% dei consumi interni avviene, invece, attraverso i negozi specializzati nel Bio, +7,5%, nel 2025 (dati dell’Osservatorio SANA – Nomisma).
- Il biologico nell’away from home
Il fuori casa nel biologico rappresenta certamente un canale strategico – non solo per il suo peso numerico (20% dei consumi) e per l’ampia consumer base – negli ultimi 12 mesi 7 italiani su 10 hanno consumato alimenti o bevande bio nel canale away from home; il 35% è frequent user – ma anche perché offre al consumatore l’opportunità di scoprire e provare ingredienti innovativi o prodotti bio che difficilmente sceglierebbe per le preparazioni domestiche. Questo vale tanto per la ristorazione commerciale quanto per quella collettiva, entrambe fondamentali nel favorire la sperimentazione e ampliare la conoscenza del bio. - L’indagine Nomisma
La ricerca evidenzia che oltre 8 ristoranti su 10 e 7 bar su 10 utilizzano ingredienti/propongono prodotti biologici, soprattutto ortofrutta, olio extra vergine di oliva, passate, latte, miele. Estremamente diffusa anche la presenza di vini bio: l’85% dei ristoratori e dei bar propongono vini biologici. Le motivazioni legate all’inserimento del biologico sono principalmente riconducibili alla volontà di conferire al locale un posizionamento premium legato alle caratteristiche distintive di qualità del prodotto biologico (51%). Inoltre il bio è visto come espressione di una scelta etica e di sostenibilità (46%), nonché di una proposta coerente con le esigenze di benessere e salute del consumatore (40%). Dall’indagine Nomisma emerge infine come gran parte degli operatori desiderino accrescere la propria conoscenza sui metodi produttivi e sugli effetti del bio su ambiente, salute e benessere animale.


