Qualcosa dobbiamo a lui tutti noi che ci occupiamo di agroalimentare, cibo, agricoltura, terra, tradizioni, antropologia, etc. La visione “slow” che ha proposto contrasta fortemente con tutte le filosofie “fast” che si sono susseguite sempre più vorticosamente dallo scorso secolo, a partire dal movimento futurista fino a confondersi, forse diabolicamente, nello sviluppo tecnologico, proposto come taumaturgico, soluzione magica di tutti i bachi sociali che le dinamiche antagoniste, evidenti su scala mondiale, hanno diacronicamente attraversato e prostrato il tempo dell’era moderna.
Come ricorda FederBio, con la sua visione Carlo Petrini ha trasformato il cibo da semplice prodotto di consumo a fattore culturale, sociale e politico, valorizzando le comunità locali, i contadini, la qualità, la stagionalità e la relazione profonda tra alimentazione, ambiente e salute. Ha contribuito a rendere patrimonio comune concetti fondamentali quali sostenibilità, biodiversità, sovranità alimentare, giustizia per i produttori ed educazione al gusto.
Il suo pensiero e la sua determinazione hanno prodotto una rivoluzione a livello globale nella percezione del cibo e dell’agricoltura, mostrando come ogni scelta alimentare sia anche una scelta etica, ambientale e sociale. Ha saputo unire cultura gastronomica, impegno civile e cura della terra, mettendo al centro i contadini e costruendo ponti tra produttori, cittadini, giovani, istituzioni e comunità di tutto il mondo.
Va detto che non vi è stata organizzazione di settore, Ministro Lollobrigida incluso, che non abbia riconosciuto e compianto la sua scomparsa.
Anche Greentelling partecipa a questo sgomento generale, riconoscendo questa quale vera grave perdita. A Slow Food e alla famiglia di Carlo Petrini le nostre più sentite condoglianze (Mimmo Vita, Direttore GreenTelling.com).

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