Secondo l’ultimo rapporto Censis/Coldiretti, il 91% dei cittadini consumatori italiani chiede trasparenza su ciò che porta ogni giorno in tavola, perché solo l’origine obbligatoria in etichetta su tutti i prodotti alimentari consente scelte consapevoli su economia, salute e qualità. 
Il paniere dell’italianità, i prodotti con marchi e bandiere che richiamano l’origine nazionale, si conferma poi in vetta alle scelte del consumatore, arrivando a rappresentare quasi il 30% dei prodotti agroalimentari sugli scaffali, trainato dall’attenzione dei cittadini per il cibo 100% tricolore (dati dell’Osservatorio Immagino Gs1 Italy diffusa in occasione dell’inaugurazione di Tuttofood). 
Al cibo anonimo la grande maggioranza degli italiani preferisce quindi alimenti con identità chiara legata al territorio, chiedendo di conoscere sempre la provenienza dei prodotti.
In Italia l’indicazione di origine copre oggi circa i quattro quinti della spesa, ma resta assente su diversi prodotti, dai legumi in scatola alla frutta nelle marmellate o nei succhi, dal grano usato per pane, biscotti e grissini fino alla carne e al pesce serviti nei ristoranti. 
L’obbligo europeo, sostiene Coldiretti in una nota, colmerebbe questa lacuna insieme alla necessità di ridiscutere la regola dell’ultima trasformazione prevista dall’attuale codice doganale, che sottrae complessivamente oggi agli agricoltori almeno 20 miliardi di euro. 
A questo si aggiungono gli effetti della guerra che, secondo un’analisi del Centro Studi Divulga, si stanno traducendo in costi aggiuntivi fino a 200 euro a ettaro per le coltivazioni, mentre i primi due mesi di conflitto sono costati fino a 3600 euro ad allevatore. Una situazione che va affrontata con misure immediate a livello europeo per contrastare la crisi. Ad oggi? dice Coldiretti, l’Unione europea è distante e in ritardo. 

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