Luci e ombre. I dati del comparto (2025) resi noti oggi da Ismea, in occasione della Giornata Europea del Biologico, parlano chiaro: l’Italia, con 2,37 milioni di ettari coltivati a biologico, perde il 5,4% delle superfici rispetto all’anno precedente, contrazione dovuta soprattutto a un calo delle aree in conversione (-24,4%), che riguarda in particolare i prati pascoli. Le superfici già certificate bio restano invece sostanzialmente stabili (-0,5%). Le aziende agricole bio sono 85.443 e gli operatori biologici totali 95.386, in calo dell’1,8%. Valori positivi, invece, per i consumi domestici dei prodotti organici, che aumentano del 9,2%. Il comparto rappresenta il 4% del valore complessivo dell’agroalimentare italiano. L’export italiano di prodotti biologici vale 3,9 miliardi di euro (dati Osservatorio SANA, 2025), quindi il valore del biologico italiano sui mercati europei è riconosciuto.
L’obiettivo europeo è raggiungere il 25% entro il 2030, traguardo che il Piano strategico nazionale della PAC anticipa al 2027. Alla crescita contribuiscono i 2,86 miliardi di euro destinati al biologico dalla PAC 2023-2027.  
La certificazione biologica consente poi di riconoscere un metodo di produzione.La sfida è valorizzare i benefici associati a questo metodo e, al tempo stesso, aggiungere informazioni solide e comprensibili su ulteriori aspetti della sostenibilità, così da poter considerare anche le differenze tra prodotti ottenuti con metodi di produzione diversi.
“Sebbene il biologico abbia una maggiore capacità di resilienza, risente comunque delle crescenti criticità che stanno mettendo a dura prova l’intero settore agricolo”, rimarca Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio, che ricorda che “dopo l’approvazione della legge sul biologico e l’attuazione del Piano d’Azione Nazionale, in un rapporto positivo e di confronto costante con il Ministero, è ora necessario mettere in campo le innovazioni politiche indispensabili per rafforzare le produzioni bio. Un passaggio decisivo in vista della stesura del nuovo Piano d’Azione Nazionale per il biologico e della riforma della PAC 2028‑2034, il cui negoziato a livello europeo è previsto in chiusura il prossimo 31 dicembre”.
Per le imprese del settore quindi è sempre più difficile far quadrare i conti, tra le avversità climatiche che colpiscono seriamente le colture, l’aumento dei costi di produzione, il peso degli adempimenti amministrativi e un contesto internazionale sempre più incerto. In questa logica, in occasione della Giornata europea del biologico (European Organic Day), Gian Maria Cunial, presidente della Federazione nazionale Agricoltura Biologica di Confagricoltura, sottolinea che “l’attuale contesto normativo e le dinamiche di mercato gravano troppo sulle imprese agricole, minacciandone la redditività. Bisogna garantire una concorrenza leale, compresi standard uguali per le importazioni, e valorizzare laddove possibile le produzioni biologiche italiane. In questa direzione il nuovo marchio bio nazionale è il segnale che, come Paese, si sta cercando di salvaguardare le eccellenze agricole nostrane e di farle conoscere ai consumatori attraverso un logo dedicato”. Orientamento che sembra essere condiviso anche dagli agricoltori europei. 
Secondo il recente sondaggio realizzato dal Copa Cogeca tra gli agricoltori UE, la priorità è infatti la sostenibilità economica delle imprese: “Per rafforzare il comparto – dichiara Emilio Fidora, presidente del Gruppo Agricoltura Biologica del Copa Cogeca – occorre promuovere i consumi, investire nell’informazione e nell’educazione delle nuove generazioni, aumentando la consapevolezza dei cittadini sul valore delle produzioni bio e sul significato del marchio europeo. In vista della prossima PAC – aggiunge – chiediamo misure specifiche per tutta la filiera, dalla produzione alla commercializzazione, accompagnate dall’istituzione di una OCM specifica che affianchi concretamente il lavoro delle imprese agricole del comparto”.

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