Nell’Anno Internazionale delle Agricoltrici promosso dalle Nazioni Unite restano aperte le sfide dell’occupazione, dei redditi e del ricambio generazionale; ma crescono competenze, superfici gestite e diversificazione gestite da donne.
I numeri raccontano un protagonismo significativo. Le aziende agricole condotte da donne sono 355.762, pari al 31,4% del totale nazionale, una quota che nel Mezzogiorno sale al 35,9%.
Le donne sono oggi protagoniste di un’agricoltura che cambia, pur dovendo ancora affrontare significativi divari occupazionali ed economici.  
Sono evidenze che emergono dall’”Atlante delle donne nel settore primario” del CREA. Dati statistici a servizio degli approcci di genere: la prima mappa organica della presenza femminile nell’agricoltura, nelle foreste, nella pesca e nelle aree rurali italiane. Grafici, mappe, infografiche e tabelle offrono una lettura articolata del ruolo delle donne nel settore primario italiano e strumenti di consultazione per decisori pubblici, amministrazioni, organizzazioni professionali, associazioni, ricercatori e cittadini.

  • Vediamo alcuni numeri.
    Tra il 2010 e il 2020, la superficie agricola gestita dalle imprenditrici è cresciuta del 2,8%, mentre quella delle aziende maschili si è ridotta. La dimensione media delle aziende femminili è passata da 5,3 a 7,7 ettari. Pur restando mediamente più piccole rispetto a quelle maschili, le aziende guidate da donne mostrano segnali di consolidamento strutturale e una forte propensione alla diversificazione.
    Agriturismo, trasformazione dei prodotti, attività educative e servizi connessi all’agricoltura contribuiscono a sviluppare modelli rurali multifunzionali: nelle aziende femminili diversificate, l’agriturismo rappresenta il 57% delle attività connesse (Fonte: ISTAT, elaborazioni CREA).
  • Cambia anche il profilo delle imprenditrici. 
    Le donne alla guida delle aziende agricole risultano mediamente più istruite degli uomini: il 10,3% possiede una laurea, contro il 9% dei colleghi. Tra le giovani imprenditrici, oltre il 42% è diplomata e circa una su quattro è laureata (Fonte: ISTAT e RICA). Le nuove generazioni mostrano, inoltre, una maggiore apertura all’innovazione, alle tecnologie digitali e al biologico, puntando anche sulla diversificazione per rinnovare i modelli produttivi e le attività delle imprese agricole.
  • Ma la crescita delle competenze non si traduce ancora in un superamento dei divari occupazionali. 
    Tra il 2015 e il 2024, le lavoratrici agricole sono diminuite del 17%, mentre la componente maschile è rimasta sostanzialmente stabile. Nello stesso periodo le lavoratrici a tempo indeterminato sono aumentate del 31%, segnalando una crescita dell’occupazione più stabile (Fonte: INPS). Le donne continuano, inoltre, a registrare livelli retributivi inferiori rispetto agli uomini.
  • Ricambio generazionale. 
    Nel 2025 le imprese agricole femminili registrate presso le Camere di Commercio erano 185.406, pari al 27,4% del totale, ma nell’arco di dieci anni si sono ridotte del 14,7% (Fonte: Unioncamere-Movimprese). Un dato che sottolinea l’importanza di sostenere l’ingresso delle giovani donne nel settore e creare condizioni favorevoli alla continuità delle imprese.
  • Settori del primario
    L’Atlante del CREA allarga lo sguardo anche alle foreste e alla pesca, comparti nei quali la presenza femminile resta più contenuta. Le imprese femminili, infatti, rappresentano l’11,7% delle imprese boschive e il 12,9% del settore ittico.
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