FORMAGGIO, VINCE LA QUALITÀ, MA SORPRESE SU IMPORT/EXPORT?

FORMAGGIO, VINCE LA QUALITÀ, MA SORPRESE SU IMPORT/EXPORT?

Fare formaggio “commodity”, ossia realizzare prodotti che si affermano principalmente per il prezzo, non è certamente la vocazione italiana, sul piano globale un piccolo paese con produzione di latte limitata, dal territorio fortemente differenziato, con una variegata storia di culture profondamente legate, anche dal punto di vista alimentare, alla propria originalità locale. Un mix che ha favorito piccole produzioni di qualità ad alta caratterizzazione come le DOP, le IGP e gli STG, in grado anche di generare nella filiera un alto valore aggiunto. Queste nostre eccellenze lattiero-casearie, appunto i formaggi a Denominazione DOP, IGP e STG, utilizzano circa la metà della produzione italiana di latte, sia bovino che ovicaprino. La quota che viene esportata è rilevante, superando i 2 miliardi di euro e con una crescita del 13% nel 2019.

Quali sono i principali paesi importatori dei prodotti a Denominazione d’origine italiani? Sono i tradizionali apprezzatori del nostro food Made in Italy, quindi USA, Germania, Francia e Regno Unito.

Vediamo ora i dati import/export (vedi tabella): nel 2020 l’Italia si è classificata quarta tra i paesi esportatori di formaggio in Europa, dopo al Germania, l’Olanda e la Francia. La Germania di tonnellate ne ha esportate ben 1.088.163, seguita dall’Olanda con 743.000, la Francia 470.000 e l’Italia, ai piedi del podio con 316.311 tonnellate. Ma, fortunatamente il nostro trend di crescita rispetto al 2018 è positivo, +29.857 tonnellate.

Sempre nel 2020, il nostro Paese ha invece importato 491.100 tonnellate di formaggio, con una riduzione del -4% rispetto al 2019 e di -19.285 ton rispetto al 2018. In questo caso saliamo sul podio, giacchè siamo la seconda nazione UE per importazioni dietro alla Germania e prima dell’Olanda.

Una nota positiva, specie in tema di latte, dato che pochi hanno dimenticato le penosissime vicende delle cosiddette “quote latte” di una ventina di anni fa, per alcuni non ancora del tutto concluse, con salatissime multe comminateci dall’Unione Europea ed una figuraccia che ancora brucia.  Il nostro Paese oggi, con il suo tasso di crescita della produzione di latte bovino del 4.4% nel 2020, sta rapidamente raggiungendo l’autosufficienza, quindi è in grado di produrre tutto il latte che serve per il consumo interno e l’esportazione. Va anche detto, per correttezza, che si piange ancora sul latte… Vicende come la produzione di latte ovicaprino in Sardegna e comunque il prezzo del latte al litro riconosciuto ai nostri produttori non ancora del tutto remunerativo, sono realtà ancora non risolte… (dati UE, tratti da Ruminantia.it).

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