IL CAFFÈ AL BAR, CANDIDATO A PATRIMONIO UNESCO

IL CAFFÈ AL BAR, CANDIDATO A PATRIMONIO UNESCO

“In Italia il caffè è molto di più di una semplice bevanda: è un vero e proprio rito, è parte integrante della nostra identità nazionale ed è espressione della nostra socialità che ci contraddistingue nel mondo”, così il sottosegretario Centinaio annunciando l’approvazione all’unanimità da parte del Mipaaf, il Ministero per le politiche agricole e forestali, della candidatura della tazzina espresso a patrimonio immateriale dell’Umanità dell’Unesco. Candidatura che verrà trasmessa alla Commissione nazionale italiana per l’Unesco. Effettivamente l’espresso rappresenta per gli italiani un rito sociale e culturale che unisce tutto il Paese, da Napoli a Venezia fino a Trieste passando per Roma e Milano. Tanto che al Ministero alcuni anni fa era stata presentata una prima candidatura, sostenuta dal Consorzio di Tutela del Caffè Espresso Italiano Tradizionale di Treviso, nato con l’obiettivo di promuovere, valorizzare e tutelare il Caffè Espresso Italiano Tradizionale. Mentre l’anno scorso era partita da Napoli la richiesta di candidatura per il rito del caffè napoletano. Andava trovata una soluzione, affidata a Giuseppe Ambrosio, Presidente del Gruppo di lavoro Unesco del Mipaaf. C’è voluto un anno, neanche tanto…
Quello dell’espresso italiano non è solo un fatto di prestigio storico culturale: in Italia, operano 800 torrefazioni, 7000 sono gli addetti della filiera, per un consumo di 30 milioni di tazzine al giorno, tra bar, ristoranti e locali pubblici.
Al termine dell’iter necessario per il riscontro (speriamo positivo) da Parigi, l’Italia potrà fregiarsi di un altro importante riconoscimento, in una classifica che già la vede leader. Molti infatti sono quelli acquisiti, come l’Opera dei pupi (iscritta nel 2008), il Canto a tenore (2008), la Dieta mediterranea (2010), l’Arte del violino a Cremona (2012), le macchine a spalla per la processione (2013), la vite ad alberello di Pantelleria (2014), l’arte della Falconeria (2016), quella dei pizzaioli napoletani (2017), la Transumanza (2019), l’ “Arte dei muretti a secco” fino all’arte della ricerca del tartufo (2021).

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