La UE si occupa anche della prima colazione. Non è una nota sarcastica. E’ infatti stata approvata la cosiddetta Direttiva Breakfast che norma sulla composizione, la denominazione di vendita, l’etichettatura e l’imballaggio di alcuni prodotti alimentari usati comunemente dai cittadini al mattino, come il miele o la marmellata. L’approvazione è avvenuta a Lussemburgo da parte del Consiglio europeo dell’Agricoltura, cioè i ministri dei 27.
Il capitolo più importante della revisione riguarda il miele, in particolare sull’etichettatura del Paese d’origine e il sistema di tracciabilità. Atto molto importante soprattutto in questo periodo: ricordiamo che la produzione di miele è crollata del 60%: pesticidi e crisi climatica le cause della moria degli insetti.
Le nuove norme, come scrive l’ANSA, combatteranno le importazioni di miele adulterato da paesi extra-Ue introducendo un’etichetta obbligatoria e chiaramente visibile del paese di origine, e avvieranno un processo per creare un sistema di tracciabilità del prodotto. Nel caso di miscele, l’etichetta includerà anche la percentuale che ciascun Paese rappresenta e sarà introdotta anche un’etichettatura più chiara sul contenuto di zucchero nei succhi di frutta e sul contenuto minimo di frutta nelle marmellate. Ciò assicura una maggiore tutela della produzione nazionale di miele ma, sottolinea Coldiretti, su succhi e marmellate si è persa l’ennesima occasione.
Infatti in sede di accordo è stato stralciato l’obbligo dell’indicazione obbligatoria dell’origine della materia prima per succhi di frutta, marmellate e confetture. Un passo indietro, solo parzialmente compensato dalle indicazioni più chiare sul contenuto di zucchero nei succhi e sul contenuto minimo di frutta nelle confetture e nelle marmellate.
La “direttiva colazione” comunque contrasterà con maggiore efficacia le importazioni di miele adulterato da Paesi terzi attraverso l’etichettatura obbligatoria e chiaramente visibile del paese di origine e avvieranno un processo per creare un sistema di tracciabilità del miele. Una novità importante rispetto a una situazione dove l’import sleale di prodotto di scarsa qualità e a prezzi stracciati dall’estero, sta affossando il miele italiano, con oltre 25 milioni di chili di prodotto straniero che hanno varcato i confini nazionali nel 2023.

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