La cucina italiana diventa ufficialmente Patrimonio Culturale  Immateriale dell’Unesco. Il Comitato intergovernativo dell’organizzazione, riunito a Nuova Delhi, ha approvato l’iscrizione della candidatura della “Cucina italiana fra sostenibilità e diversità bio-culturale”. La candidatura era stata avanzata nel 2023 dal Collegio Culinario Associazione culturale per l’enogastronomia italiana, in collaborazione con Casa Artusi, l’Accademia della Cucina Italiana e la rivista La Cucina Italiana. Sostenuta ovviamente dal Governo attraverso il MASAF con il Ministro Lollobrigida. Va segnalato che è la prima volta che viene premiata una “tradizione culinaria nella sua globalità”, superando l’approccio adottato in passato, incentrato su singole pratiche o tecniche.  

Soddisfazione per questo (atteso) risultato giungono da ogni lato del settore agricolo ed agroalimentare italiano. Si tratta non soltanto di un successo culturale. Infatti, secondo un’indagine Coldiretti/Censis, il 94% degli italiani ritiene che il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio dell’Unesco sia un’opportunità di sviluppo per l’economia e per l’Italia in generale. La cucina italiana vale oggi nel mondo ben 251 miliardi di euro, con una crescita del +5% rispetto all’anno precedente, (dati Deloitte Foodservice Market Monitor 2025). I soli Stati Uniti e Cina rappresentano insieme oltre il 65% dei consumi globali per la cucina italiana.
 
Ma il riconoscimento è importante anche per fare chiarezza rispetto alla proliferazione dell’italian sounding, con oltre un italiano su due (53%) che all’estero si ritrova abitualmente a tavola pietanze e prodotti tricolori “taroccati”, fatti con ingredienti o procedure che non hanno nulla a che fare con la vera tradizione culinaria nazionale. Per Nomisma poi, l’industria agroalimentare italiana oggi si trova a operare in un contesto dominato da una grande incertezza, in cui i fattori di instabilità e complessità si sommano e si rafforzano tra loro. Il calo dei consumi sul mercato nazionale è compensato dalla costante crescita delle esportazioni, che hanno fatto segnare un aumento a valore del +5% nel primo semestre 2025 e che, secondo le previsioni di Nomisma, quest’anno per la prima volta supereranno i 70 miliardi di euro.
Il riconoscimento Unesco riguarda l’intero sistema culinario italiano, che si fonda non solo su una straordinaria varietà di prodotti apprezzati su scala globale, ma anche su un modello culturale che trova il suo fondamento nella diversità che caratterizza la nostra cucina, nel forte legame con i territori, nell’elevata sostenibilità delle nostre produzioni agricole, nella convivialità e socializzazione, nella trasmissione orale e pratica dei saperi e delle tecniche culinarie alle nuove generazioni.

Con l’ingresso della Cucina italiana, salgono a 20 le realtà italiane iscritte nella Lista del patrimonio immateriale Unesco, che comprende circa 800 elementi in 150 Paesi. Tra i precedenti riconoscimenti già attribuiti all’Italia figurano la Dieta Mediterranea (2013, bene transnazionale), la Vite ad alberello di Pantelleria (2014), l’Arte del pizzaiuolo napoletano (2017) e la Cerca e cavatura del tartufo (2021).  

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