È assolutamente necessario gestire questa emergenza con il massimo della serietà e della professionalità, facendo tesoro delle drammatiche ma preziose esperienze fatte negli anni precedenti in Puglia per evitare gli stessi errori. È questo l’unanime appello che si leva dal mondo agricolo non solo calabrese, di fronte alla preoccupante notizia che nel reggino, zona Taurianova, è stato rilevato un piccolo focolaio di infestazione di Xylella fastidiosa, che ha compromesso fortemente gli uliveti nel Salento e che sta ancora risalendo verso nord.
Per Coldiretti, tempestività, monitoraggio, ricerca e collaborazione sono gli strumenti per affrontare questa fase con efficacia, tutelando le imprese e il patrimonio olivicolo calabrese da quello che in altre parti hanno definito il boia degli ulivi. Il decreto regionale, a seguito dei controlli, segnala Coldiretti, ha sancito la presenza del batterio su sette piante di olivo delle 35 campionate e ha delimitato una zona infetta di 50 metri e una zona cuscinetto di 2,5 chilometri, che interessa porzioni dei territori di Taurianova, Cittanova e Terranova Sappo Minulio nella provincia reggina. Sono previste le misure di eradicazione nell’area interessata e un’attività rafforzata di monitoraggio nella zona cuscinetto.
Di fronte a questa emergenza, afferma Cia-Agricoltori Italiani della Calabria, condividiamo e sostieniamo senza riserve la linea di totale rigore e l’immediato piano di intervento annunciati dall’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo.
“Non c’è un minuto da perdere, dichiara l’associazione. Gli uffici regionali preposti e i servizi fitosanitari devono mettere in atto, senza alcun indugio, tutte le azioni urgenti e necessarie di isolamento, eradicazione e contenimento nell’area del ritrovamento. È indispensabile bloccare sul nascere ogni potenziale diffusione del batterio: una sua propagazione avrebbe conseguenze nefaste e irreversibili su un patrimonio economico, paesaggistico e identitario unico”.
Una delle misure da adottarsi riguarda i vivai calabresi, molti dei quali operano da generazioni con standard altissimi, rappresentano un presidio fondamentale per la biosicurezza agroalimentare. In particolare, la Calabria produce piante all’interno del sistema Qualità Vivaistica Italia (QVI), il livello di certificazione fitosanitaria e genetica più alto in Italia e in Europa. Questo patrimonio di sanità e qualità certificata non può essere messo a rischio.
“Contro la Xylella non esistono scorciatoie né soluzioni miracolose. La risposta è un approccio multidisciplinare che unisce ricerca, innovazione e competenze scientifiche”, ha dichiarato il presidente del CREA, Andrea Rocchi a un recente convegno di Confagricoltura. “È questa la direzione in cui il CREA sta investendo, guardando al futuro con lo sviluppo di nuove cultivar più resilienti e rafforzando la biodiversità con le opportunità offerte dalle Tecniche di evoluzione assistita (TEA), per costruire un’olivicoltura sempre più forte, sostenibile e capace di affrontare le sfide di domani”,

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