La Giornata Mondiale degli Oceani (World Oceans Day) si celebra ogni anno l’8 giugno, giorno dell’Anniversario della famosa Conferenza Mondiale su Ambiente e Sviluppo tenutasi a Rio de Janeiro dal 3 al 14 giugno 1992, quasi trent’anni fa. Il concetto base è che gli oceani non sono un ecosistema infinito, vanno quindi gestiti in un’ottica di sostenibilità ambientale, economica e sociale.

– Alcuni dati. Gli oceani coprono oltre il 70% del Pianeta e svolgono un ruolo essenziale per la salute della Terra. Si stima che tra il 50 e l’80% di tutta la vita sulla terra si trovi sotto la superficie degli oceani e che quello esplorato dall’uomo sia meno del 10%. Le piccole piante marine che costituiscono il fitoplancton rilasciano la metà di tutto l’ossigeno dell’atmosfera attraverso la fotosintesi. Gli oceani rappresentano il 96% di tutta l’acqua sulla superficie terrestre, il resto è acqua dolce di fiumi, laghi e ghiacciai. L’oceano assorbe circa il 25% delle emissioni di CO2 che le attività umane emettono in atmosfera ogni anno, riducendo notevolmente l’impatto di questo gas ad effetto serra sul clima. I serbatoi di carbonio dei sistemi costieri, come mangrovie, paludi e praterie di posidonia possono contenere fino a cinque volte il carbonio immagazzinato nelle foreste tropicali.

– Le persone. Oltre 3 miliardi di individui dipendono dalla biodiversità marina e costiera per il proprio sostentamento. A livello globale, il valore di mercato delle risorse e delle industrie marine e costiere è stimato di 3.000 miliardi di dollari l’anno o circa il 5% del PIL mondiale. Le attività umane, compreso l’inquinamento, l’impoverimento delle quantità pescate e la perdita di habitat costieri, impattano sulla salute degli oceani per circa il 40%. Il pesce rappresenta il 20% dell’assunzione media pro capite di proteine animali per oltre 3 miliardi di persone al mondo; e sono 260 milioni coloro che lavorano lungo la filiera, dalla pesca o acquacultura alla trasformazione e commercializzazione.

– La pesca. I mari in cui si pesca di più sono Mediterraneo e Mar Nero, con il 62,5% di stock sovrasfruttati, il Pacifico sudorientale con il 54,5% e l’Atlantico sudoccidentale con il 53,3%. Secondo l’ultimo rapporto della FAO sullo “Stato della Pesca e dell’Acquacoltura Mondiale”, nel 2030 la produzione ittica totale è destinata ad arrivare a 204 milioni di tonnellate con un incremento del 15% rispetto al 2018. Il consumo globale di pesce per scopi alimentari è aumentato con un tasso medio annuo del 3,1% dal 1961 al 2017, una percentuale quasi doppia rispetto a quella della crescita della popolazione mondiale (1,6%) per lo stesso periodo, e superiore a quello del consumo di tutti gli altri alimenti proteici di origine animale (carne, latticini, latte, ecc.), che è aumentato del 2,1%.

Share:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *