È ipotizzabile avviare una filiera per il ripristino ambientale di aree degradate attraverso inerbimenti ad alta biodiversità provenienti da praterie naturali e seminaturali locali? Sembra proprio di sì, tanto che sono al via le prime sperimentazioni in provincia di Vicenza, dove sono già stati individuati più di 600 ettari potenzialmente idonei, a Recoaro Mille, Valbrenta e nel comprensorio sciistico Le Melette, quindi dove è necessario il ripristino di superfici degradate, come scarpate stradali, aree industriali, cave, frane, nuove urbanizzazioni e piste da sci.
Il progetto, in acronimo, si chiama IN.E.R.BIO, INerbimenti per Ecosistemi Resilienti e BIOdiversi e, come spesso in questi casi, guarda al passato recuperando l’antica pratica degli inerbimenti con specie autoctone basata su biodiversità ed ecotipi locali. Un’idea “circolare” perché al tempo stesso crea una nuova opportunità economica per agricoltori e gestori di prati e pascoli. 
La sperimentazione attiva una rete tra agricoltura, ricerca e settore pubblico per il recupero di un modello di inerbimento. Agricoltori e gestori di prati e pascoli avranno così un ruolo centrale all’interno della filiera, diventando siti donatori e beneficiando di nuove opportunità economiche e di diversificazione per il settore. Le attività di censimento hanno già portato all’analisi di oltre 1.200 siti.
Uno degli strumenti chiave del progetto è la creazione di un catasto geolocalizzato delle praterie potenzialmente utilizzabili come siti donatori di semi autoctoni.
Il progetto si fonda su un partenariato multidisciplinare che integra competenze scientifiche, agronomiche e operative; la guida scientifica è affidata al Dipartimento DAFNAE dell’Università di Padova, con Landes Srl e la collaborazione con Agridinamica Srl, centro specializzato in sperimentazione agronomica.
Dalla mappatura delle praterie, il progetto procederà con la sperimentazione delle tecniche di raccolta e inerbimento, fino alla definizione di un modello economico di domanda e offerta e di strategie di mercato replicabili anche in altri territori.
“Il progetto – sottolinea Michele Scotton, Professore del Dipartimento DAFNAE, Università di Padova – dà vita a una filiera completamente nuova, quella delle praterie da seme ad alta biodiversità. Gli agricoltori diventano protagonisti producendo un materiale innovativo – fieno, erba verde e fiorume ricchi di semi – che può essere utilizzato anche come ‘pacciamatura attiva’ per il rinverdimento. Un prodotto che unisce valore ambientale ed economico, creando un collegamento diretto tra chi produce e chi deve realizzare interventi di inerbimento”.
Le prime sperimentazioni sono già partite. A Recoaro Mille è in corso il ripristino di una frana in località Fantoni per la prevenzione di nuovi fenomeni di erosione. Le prossime prove sperimentali si svolgeranno a Valbrenta, per il ripristino di un’ex cava di marmo rosso di Asiago e la sua riconversione a pascolo, e infine nell’area sciistica di Melette 2000, sull’Altopiano di Asiago, per il recupero di una porzione di pascolo di Malga Longara Davanti.

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