Nel 2025, secondo una ricerca AssoDistil-Nomisma, il consumo di Spirits in Italia si è attestato a circa 125 milioni di litri, registrando una flessione del 10% rispetto al 2019. I liquori sono la categoria più importante del mercato nazionale con il 52% dei consumi complessivi, seguiti da rum (11%), grappa (10%), vodka (8%) e gin (7%).
La riduzione dei volumi non significa però un venir meno dell’interesse verso il comparto, hanno affermato però da AssoDistil, durante l’assemblea che ha celebrato l’80° dell’Associazione Nazionale Industriali Distillatori di Alcoli e Acquaviti, che rappresenta oltre 50 aziende italiane, il 95% della produzione nazionale. “Gli italiani continuano a consumare Spirits, ma in modo diverso”, dichiara il Presidente Antonio Emaldi. “Si consolida il paradigma del “better, not more”: il 52% dichiara di uscire meno per pranzi e cene fuori casa ma, quando lo fa, sceglie esperienze di maggiore qualità”.
Parallelamente si rafforzano alcune tendenze che stanno trasformando il mercato: cresce l’interesse per la mixology, sia nei locali sia tra le mura domestiche: l’80% dei consumatori che frequenta i locali preferisce consumare Spirits in modalità miscelata, quota che si attesta al 52% anche nel consumo domestico. Continua inoltre l’espansione dei Ready To Drink a base spiritosa, che nel 2025 hanno raggiunto 22,4 milioni di litri consumati, registrando una crescita del 52% rispetto al 2019. Si affermano infine nuove sensibilità verso il benessere e la moderazione: il 15% degli italiani si dichiara interessato a consumare o provare Spirits low alcohol, segnale di un mercato in continua evoluzione.
In questo contesto, nonostante il rallentamento del commercio mondiale (-5% registrato dal nostro Paese, Francia -11%, Stati Uniti -11% e Messico -17%), le bevande spiritose italiane confermano una forte vocazione internazionale con un export che nel 2025 ha raggiunto 1,7 miliardi di euro, in crescita del 33,7% rispetto al 2019 ma con un calo del -5% rispetto al 2024.
“La chiave per il futuro risiede nella diversificazione geografica”, rimarca Emanuele Di Faustino, Head of Industry & Retail di Nomisma. “Il fatto che il peso dei top-3 mercati si sia ridotto nel corso degli ultimi anni dimostra come le aziende italiane stiano presidiando con successo nuovi mercati, dall’Europa dell’Est all’Asia”
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