riseria la pila FOTO DI UDALI RENZO

Molti si saranno accorti che fino all’anno scorso il prezzo del riso era costantemente in aumento. Varie le motivazioni, tra cui quella climatico-produttiva associata ad una generalizzata congiuntura inflazionistica nonché a stress sui mercati internazionali. Ma le inversioni di tendenza ormai non sono più una novità. Si pensi al prezzo della benzina… Detto questo come introduzione va segnalato che, ahinoi, continua il periodo nero per il riso italiano, che sta sprofondando in una crisi sempre più grave.
Presentiamo qui il caso della produzione di Verona. Un dato: il 55% del riso europeo è coltivato in Italia su una superficie di 226 mila ettari, di cui 3.350 in Veneto, dove Verona primeggia con 2.560 ettari.
Le quotazioni del Vialone Nano, la qualità più diffusa nella provincia scaligera, sono scese a 410 euro a tonnellata. Un crollo continuo, dato che fino a pochi mesi viaggiavano sui 480 euro a tonnellata e nel febbraio 2025 erano a quota 1.300 euro. “È un momento difficilissimo – conferma Filippo Sussi, produttore di Nogarole Rocca, presidente regionale dei risicoltori di Confagricoltura e del Consorzio di tutela della Igp riso Nano Vialone veronese -. Abbiamo i magazzini pieni di prodotto: circa il 60% di rimanenze. Del resto, se vendessimo con le quotazioni attuali saremmo in perdita. Il Vialone Nano è quello che più soffre la crisi del mercato: la produzione è pari a quella dell’anno scorso, ma a cambiare è l’eccedenza di offerta, dovuta al forte aumento delle importazioni di riso dai Paesi extra Ue. L’afflusso crescente di prodotto estero nel mercato europeo alimenta un eccesso di offerta, accentua la pressione al ribasso sui prezzi e ostacola la piena valorizzazione del nostro riso. Resiste la varietà Carnaroli, attualmente quotata attorno ai 700 euro a tonnellata, che però a Verona rappresenta una parte marginale della produzione”. 
Nei soli primi tre mesi del 2026 le importazioni in volume sono aumentate del 29%, percentuale che sale al 47% rispetto a due anni fa. In valore, l’aumento dell’import di riso dal 2024 è stato del 17%. In questo contesto, la politica commerciale dell’Unione Europea, orientata a una progressiva apertura dei mercati internazionali e alla liberalizzazione degli scambi, desta forte preoccupazione tra gli operatori del settore, che vedono un ulteriore arretramento della competitività del riso italiano ed europeo.
A dare la mazzata definitiva a un settore già in crisi è stato il voto dell’Europarlamento di fine aprile, che ha respinto gli emendamenti presentati per abbassare la soglia di attivazione della clausola di salvaguardia sulle importazioni dal 45% al 20%. 
Oggi – sottolinea Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona – paghiamo le conseguenze di quel voto con una crisi gravissima, per i nostri risicoltori scaligeri, dato che i prezzi sono crollati di oltre il 50% rispetto ad un anno fa. Una situazione insostenibile, che mette a rischio la tenuta delle imprese e dei territori rurali e impedisce di poter competere in un mercato globale sempre più instabile”.

Share:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *