Coltivare riso oggi è un lavoro non più redditizio ed è a rischio la tenuta di molte aziende agricole e di una filiera che ha un valore alla produzione di oltre mezzo miliardo di euro. In poco più di sei mesi però il valore del prodotto si è quasi dimezzato: ad ottobre il risone Baldo era venduto a quasi 60 euro al quintale, prezzo che è crollato un mese fa a 38 euro. Con l’esplosione dei costi del carburante, dei fertilizzanti e dell’energia, produrre oggi una tonnellata di riso costa circa 450 euro, con il mercato che la remunera mediamente solo 350 euro. Una forbice che rende insostenibile la continuità produttiva. Lo ha dichiarato il presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Raffaele Drei al termine del Tavolo Nazionale della Filiera Risicola, convocato oggi presso il MASAF per affrontare la difficile situazione che sta interessando un comparto che vede il nostro Paese primo produttore europeo con una produzione pari a 810.000 tonnellate annue, pari al 56% del riso europeo e circa 233 mila ettari coltivati. Un patrimonio economico, ambientale e paesaggistico che oggi, però, attraversa una delle crisi più gravi degli ultimi anni. 
Tutte le organizzazioni professionali agricole erano presenti oggi al tavolo convocato dal Ministro Lollobrigida. 
Secondo Cia-Agricoltori, a incidere sono anche le scelte commerciali dell’Ue, che continuano a sacrificare il riso negli accordi di libero scambio. Solo nei primi tre mesi del 2026, le importazioni in volume sono cresciute di quasi il 30%. Dalle agevolazioni concesse ai Paesi del Sud-Est asiatico, come Cambogia e Myanmar, fino agli accordi Mercosur e con l’Australia.
Ricorda poi Coldiretti che la campagna commerciale 2025-2026 non ancora conclusa ha visto arrivare in Italia oltre 190 milioni di chili di riso straniero, con quattro confezioni importate su cinque provenienti dall’Asia, alimentando un eccesso di offerta che ha fatto precipitare di oltre il 50% i prezzi riconosciuti ai produttori italiani proprio mentre le campagne devono fare i conti con caldo e scarsità d’acqua, con perdite produttive che in alcune aree potrebbero superare il 30%.  Il crollo delle quotazioni del risone, provocato dal boom delle importazioni di riso straniero (+20%), sta mettendo in ginocchio le aziende agricole italiane, già schiacciate dall’aumento dei costi di produzione e dagli effetti della siccità. Coldiretti chiede un bando da 12 milioni di euro per destinare riso 100% italiano alle famiglie in difficoltà, rafforzando al tempo stesso il reddito dei produttori, controlli più severi per certificare l’origine e impedire truffe ai cittadini, anche con strumenti innovativi come risonanza magnetica, mappa genomica e mappatura isotopica, un fondo dedicato ai contratti di filiera nell’ambito del Fondo Sovranità alimentare. Ma il pacchetto deve prevedere anche risorse regionali per sostenere le imprese.
Confagricoltura, per parte sua, propone la costituzione del Consorzio del Riso Aromatico italiano, e  la gestione dello stoccaggio con l’attivazione di strumenti finanziari per favorire la liquidità delle aziende agricole valorizzando le merci in magazzino, come capita per altri comparti.
Ha inoltre ricordato la necessità di migliorare l’etichettatura obbligatoria di origine sulle confezioni di riso, ma anche la promozione, nell’ambito della PAC, di pratiche che favoriscano un utilizzo razionale della risorsa idrica in risaia.

Share:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *