Le evoluzioni della politica agricola comune, che da una parte dovrà tenere sempre più da conto gli aspetti di carattere ambientale, ma dall’altra parte impedire ai prodotti che non rispettano le stesse regole di produzione di entrare all’interno del mercato comune europeo, è quanto è stato messo in evidenza da Ricard Ramon I Sumoi, vice capo Unità “Policy Perspectives” della DG AGRI della Commissione Europea al Forum dell’Agricoltura di Montagna online sulla Politica Agricola Comune e la relazione con le politiche europee per la Biodiversità e il Green Deal organizzato da Longarone Fiere Dolomiti. “Questa è una grande opportunità per le nostre imprese – ha sottolineato il presidente dell’esposizione Gian Angelo Bellati – che devono sì tener conto delle regolamentazioni e delle nuove restrizioni per raggiungere i grandi obiettivi del nuovo progetto grande europeo”. L’idea di questo incontro era nata al tavolo tecnico del Forum dell’Agricoltura di Montagna e fortemente voluto in particolare dalle Associazioni di categoria, coorganizzatrici insieme a Longarone Fiere Dolomiti e realizzato grazie al sostegno di Veneto Agricoltura. Per l’Agenzia regionale è intervenuto  è intervenuto il direttore della Ricerca e Gestioni Agroforestali Giustino Mezzalira. I territori montani, ha detto, sono quelli più “attrezzati nel rispondere positivamente alle nuove sfide che da Bruxelles vengono poste al mondo agricolo, perché da sempre abituati a lavorare più sulla qualità che sulla quantità e ad applicare sia la sostenibilità sia la multifunzionalità. Inoltre si stanno aprendo vie per nuove colture come il mirtillo nero, il castagno, i piccoli frutti, dall’alto valore aggiunto. E se da un lato serve adattarsi a nuove condizioni climatiche, dall’altro bisogna porre attenzione alla prevenzione e alla manutenzione del territorio”.  Per Alberto Negro presidente di ANARF, “le foreste non devono essere il fanalino di coda negli investimenti previsti dal PSR, ma devono tornare ad avere un ruolo primario nella nostra politica agricola e primario per gli investimenti che devono essere messi in atto per la gestione e per la digitalizzazione”, mentre per il presidente di Coldiretti Belluno, Alessandro De Rocco “serve un uso intelligente delle risorse economiche che arriveranno. Fino ad ora le scelte sono state calate dall’alto, adesso serve partire dal basso per creare nuovi percorsi che abbiano una visione generale dei singoli territori e della loro omogeneità. Servono sistemi incentivanti che colleghino agricoltura, turismo e ristorazione.” Presente all’incontro anche la rappresentanza del nordest in Parlamento europeo e nella Commissione agricoltura, con Paolo del Castro, Herbert Dorfmann, Mara Bizzotto, e Elena Lizzi, che in modo concorde si è espressa nel sostenere l’agricoltura italiana, anche attraverso la battaglia sull’etichettatura, promuovendo l’estensione per quella di origine. La battaglia più impegnativa riguarda l’etichetta nutrizionale: c’è da fare una grande opera di convincimento per fermare il “Nutriscore”, che condiziona i comportamenti senza dare le giuste informazioni e portare avanti invece il modello “NutrInform”. Dalla Regione del Veneto l’Assessore regionale Federico Caner ha chiesto “più risorse da dedicare all’agricoltura di montagna; sarà possibile anche grazie al prossimo riparto delle risorse basato finalmente su criteri oggettivi, novità che avverrà in via transitoria nel 2021 e 2022 e dal 2023 in via definitiva”. Franco Contarin, direttore Adg FEASR e Foreste della Regione, ha invece chiarito in che modo la PAC ci condizionerà fino al 2027. Con il rischio di avere regole ancora più complicate da gestire in futuro. Il Piano Strategico Nazionale non lascia, ha detto, molto spazio alle Regioni: serve quindi una vigilanza da parte anche delle organizzazioni sindacali agricole a livello nazionale.

Molti gli interventi all’affollato incontro online cui ha partecipato anche il Governatore veneto Luca Zaia con un messaggio in cui ha voluto sottolineare che questo evento apre “il Forum dell’Agricoltura di Montagna, fondamentale momento di confronto e di attenzione per focalizzare le azioni necessarie a incentivare lo sviluppo agricolo delle aree montane, con l’obiettivo di garantire un presidio territoriale, di salvaguardare la biodiversità, prevenire il rischio idrogeologico, insomma tutelare l’ambiente”.

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